The Goddess Tarot – parte 3

Proseguo con altre Dee e gli Arcani associati. Come sempre vi ricordo il sito in inglese per le letture gratuite: Tarot Goddess. Aggiunto spiegazione Arcano X.

Arcano VII – Movimento: Rhiannon

Nella mitologia gallese Rhiannon è la figlia di Hefeydd Hen, moglie di Pwyll e dopo la sua morte di Manawydan. La sua figura è una reminiscenza della dea celtica dei cavalli Epona.
Il cavallo era uno degli animali totem dei Celti, fedele guida per raggiungere l’Aldilà. Rhiannon è anche considerata la Dea della Terra Sacra, nonché messaggera tra i due mondi: il mondo terreno e il mondo ultraterreno.

Mabinogion
Nel Primo Ramo del Mabinogion Rhiannon appare a Pwyll come una bella donna vestita con un broccato di seta d’oro e a cavallo di uno splendido cavallo bianco. Pwyll manda i suoi migliori cavalleggeri al suo inseguimento, ma non riescono a raggiungerla perché il suo cavallo è un’illusione creata da lei a vantaggio suo e di Pwyll. Dopo tre giorni Pwyll la raggiunge e le chiede di fermarsi. Rhiannon risponde che preferirebbe sposare lui piuttosto che Gwawl, l’uomo a cui è stata promessa. Rhiannon fugge con Pwyll. Dopo un anno Pwyll vince Gwawl con l’aiuto di Rhiannon: con un inganno Gwawl entra dentro il sacco magico che Rhiannon ha dato a Pwyll e per uscirne accetta di scambiare Rhiannon con la libertà.
Pwyll e Rhiannon si sposano. Dopo tre anni nasce un bambino che scompare la notte della sua nascita. Temendo di essere messe a morte e per non essere incolpate, le sei dame di compagnia cui era affidato il bambino spargono il sangue di un cucciolo su Rhiannon mentre dorme e pongono le sue ossa attorno al suo letto. Rhiannon si sveglia e le dame di compagnia affermano che il bambino è stato divorato da lei. I consiglieri di Pwyll puniscono Rhiannon relegandola nella corte di Arberth per sette anni, seduta vicino al palo dei cavalli fuori dall’entrata a raccontare la sua storia ad ogni passante. Inoltre deve portare sulle spalle ogni invitato compiacente a corte.
Il bambino appare davanti alle stalle di Teyrnon, che ha tagliato la zampa ad una misteriosa creatura che veniva a prendere i puledri nati dalla sua cavalla ogni anno. Teyrnon e sua moglie adottano il bambino e lo chiamano Gwri Wallt Euryn (Gwri dai Capelli d’Oro). Il bambino cresce precocemente: dopo sette anni diventa adulto e riceve il puledro nato la notte del suo ritrovamento. Teyrnon capisce di chi è figlio e lo riporta a Pwyll e Rhiannon che lo chiamano Pryderi (“Preoccupazione”).
Nel Terzo Ramo del Mabinogion Pryderi sposa Cigfa e diventa re del Dyfed dopo la morte del padre Pwyll. Allora invita Manawydan a sposare sua madre Rhiannon e a vivere con lui. Dopo poco il Dyfed diventa una terra sterile e tutti i suoi abitanti scompaiono. Solo Pryderi, Cigfa, Rhiannon e Manawydan rimangono vivi. Mentre sono a caccia, Manawydan e Pryderi avvistano un cinghiale bianco e lo inseguono. Pryderi entra dentro un castello misterioso e non fa ritorna. Rhiannon va a cercarlo e lo trova immobilizzato con la mano su una coppa d’oro. Rhiannon tocca la coppa d’oro e rimane incantata. Manawydan e Cigfa non sanno come aiutarli. Il raccolto viene rovinato da un’invasione di topi e Manawydan ne cattura uno. Lo condanna all’impiccagione, ma Llwyd rivela che è sua moglie. Per salvarla, fa riapparire Pryderi e Rhiannon e toglie la maledizione che aveva lanciato per vendicare il suo amico Gwawl.

Etimologia
Il nome Rhiannon sembra derivare dalla radice proto-celtica *rigani, “regina” combinato al suffisso accrescitivo -on. Quindi significherebbe “Grande Regina”. Alcuni studiosi ricostruiscono la forma romano-britannica come *Rigantona e la identificano con una dea collegata alla sovranità e alla terra.
Fonte: Wikipedia Italia

Epona
Epona è una figura della religione celtica passata poi alla religione romana, era la dea dei cavalli e dei muli. La presenza della cornucopia che, in alcuni casi, costituisce un simbolo tipico di questa divinità, pone ancora più in rilievo la sua funzione di protettrice e dispensatrice di doni e fertilità.
È verosimile l’esistenza di una dea pre-romana con le medesime attribuzioni, ma Epona era una divinità di origine gallica e il suo nome è celtico.
Taluni la indicano come incarnazione di un antico culto in onore dei cavalli, comune ai popoli venuti dalle praterie dell’Asia centrale, che si espansero lungo la valle del Danubio in Europa centrale ed occidentale.
Fonte: Wikipedia Italia

Dal Sito Tarot Goddess

– VII Movimento – DEA: Rhiannon

Si crede che la Dea Britannica dei cavalli Rhiannon appaia ai suoi seguaci mentre cavalca un cavallo bianco ultraterreno. In questo modo, Rhiannon simbolizza le incessabili forze del movimento che spingono tutta la vita insieme ad essa.

Significato della carta
Movimento nella prossima fase di vita. Se ti senti impaziente, non preoccuparti – la transizione avverrà dolcemente, come se tu fossi spinto dalle forze gemelle del fato e della fortuna. Avanzamenti di carriera.

Arcano VIII – Giustizia: Atena

Nella mitologia greca Atena (in attico Ἀθηνᾶ, traslitterato in Athēnâ), figlia di Zeus e della sua prima moglie Meti, è la dea della sapienza, delle arti (le abilità tecniche e manuali nei vari aspetti della vita), della tessitura e della strategia militare, ovvero gli aspetti più nobili della guerra (gli aspetti più crudeli e violenti rientrano invece nel dominio di Ares). La sapienza rappresentata da Atena, quindi, comprende le conoscenze tecniche usate nella tessitura, nell’arte di lavorare i metalli, nel campo agricolo, navale, e, più in generale, in tutti i vari tipi di artigianato. In tempo di pace gli uomini la veneravano poiché a lei erano dovute tutte le invenzioni tecnologiche, mentre in tempo di guerra, fra coloro che la invocavano, aiutava solo chi combatteva con l’astuzia (metis), propria di personaggi come Odisseo. L’astuzia e la furbizia erano delle doti che Atena poteva donare ai suoi protetti. In generale Atena era, quindi, una divinità molto amata dal popolo.
I suoi simboli sacri erano la civetta e l’ulivo; lei ha spesso con sé il suo animale sacro e indossa un mantello, realizzato con la pelle della capra Amaltea (un materiale indistruttibile e resistente a qualsiasi colpo), chiamato Egida (per alcuni storici l’Egìda è in realtà uno scudo magico raffigurante la testa della Gorgone Medusa) donatale dal padre Zeus.
Spesso Atena è accompagnata dalla dea della vittoria Nike, che, come appunto nel caso dell’Atena Parthenos, viene raffigurata nella mano della dea. Nella tarda età classica il legame fra Atena e Nike diventò così forte che si fusero nella divinità Atena Nike, spesso raffigurata come un’Atena dallo sguardo più acuto e munita delle ali di Nike, alla quale è dedicato l’omonimo tempio sull’acropoli di Atene.
Atena la troviamo sempre ad aiutare giovani eroi: infatti è una dea guerriera ed armata; nella mitologia greca appare come protettrice di eroi quali Eracle, Giasone ed Odisseo. Immune alle frecce di Eros (personificazione dell’amore), resta, per sua scelta, eterna vergine, e per questo è conosciuta come Athena Parthenos (la Vergine Atena); da questo appellativo deriva il nome del più famoso tempio a lei dedicato, il Partenone sull’acropoli di Atene. Dato il suo ruolo di sacra protettrice della città di Atene, è stata venerata in tutto il mondo greco, ed era considerata protettrice della Grecia. Il suo rapporto con la sua città era davvero speciale, come dimostra chiaramente la somiglianza fra il suo nome e quello di quest’ultima.
Il culto della Dea Atena nell’area Egea risale probabilmente ad epoche preistoriche. Si sono trovate prove del fatto che nell’antichità Atena fosse vista essa stessa come una civetta, o comunque si trattasse di una Dea-uccello o una “dea alata”: nel terzo libro dell’Odissea assume la forma di un’aquila di mare. La sua egida decorata potrebbe rappresentare ciò che rimane delle ali di cui era dotata, dal momento che sulle decorazioni di antichi vasi in quel modo viene ritratta.
La dea equivalente ad Atena nella Religione romana è Minerva, che aveva anch’essa come animale sacro la civetta, talvolta il gufo.

Etimologia ed origini del nome
È possibile che il nome ‘Athena’ sia di origine Lidia. Potrebbe trattarsi di una parola composta, derivata in parte dal tirreno ati, che significa “madre”, ed in parte dal nome della Dea hurrita Hannahannah che spesso è abbreviato in Ana. Sembrerebbe fare la sua comparsa in una singola iscrizione in lingua micenea nelle tavolette in scrittura Lineare B: in un testo facente parte del gruppo delle “Tavolette della stanza del carro” rinvenute a Cnosso, la più antica testimonianza di scrittura lineare B, si trova “A-ta-na-po-ti-ni-ja”, “/Athana potniya/”. Sebbene questa frase venga spesso tradotta come “Padrona Atena”, letteralmente significa “la potnia di At(h)ana”, che probabilmente vuol dire “La dama di Atene”: non è comunque possibile stabilire con certezza se vi sia una connessione con la città di Atene. Si è rinvenuta anche la forma “A-ta-no-dju-wa-ja”, “/Athana diwya/”, la cui parte finale è la scomposizione in sillabe in Lineare B di quella che in greco è conosciuta come Diwia (in miceneo di-u-ja o di-wi-ja), ovvero “divina”- Atena, attributo della Dea della tessitura e delle arti.
Nel suo dialogo Cratilo, Platone fornisce un’etimologia del nome di Atena basata sul punto di vista degli antichi Ateniesi, sostenendo che derivi da “A-theo-noa” (A-θεο-νόα) o “E-theo-noa” (H-θεο-νόα), che significa “la mente di Dio”. Platone ed Erodoto notarono anche che in Egitto, nella città di Sais, si adorava una dea il cui nome in egiziano era Neith e la identificano con Atena.

I nomi e gli appellativi di Atena
– Atena glaukopis (glaucopide)
Da Omero in poi, l’epiteto di Atena più comunemente usato in poesia è ”glaukopis” (γλαυκώπις), che viene solitamente tradotto come con lo sguardo scintillante o dagli occhi lampeggianti. Il termine è una combinazione di glaukos (γλαύκος, che significa “lucente”, “argenteo” e, in epoche più tarde “blu-verdognolo” e “grigio”) e ops (ώψ, “occhio” o talvolta “viso”). È interessante notare che glaux (γλαύξ, civetta) deriva dalla medesima radice, probabilmente per i particolari occhi di cui è dotato l’animale. La figura di quest’uccello capace di vedere di notte è strettamente legata alla Dea della saggezza: a partire fin dalle prime raffigurazioni è dipinta con la civetta appollaiata sulla testa. In epoca arcaica Atena potrebbe essere stata una Dea-uccello simile a Lilith o alla Dea raffigurata con ali ed artigli da civetta sul Rilievo Burney, un rilievo in terracotta mesopotamico degli inizi del secondo millennio a.C.
– Atena Tritogenia
Nell’Iliade (4.514), negli Inni omerici, nella Teogonia di Esiodo e nella Lisistrata di Aristofane viene attribuito ad Atena il singolare epiteto di Tritogeneia. Il significato di questo termine non è chiaro: sembrerebbe voler dire “nata da Tritone”, forse riferendosi al fatto che secondo alcuni antichi miti suo padre è il Dio del mare o, ipotesi ancor più dubbia, che fosse nata nei pressi del lago Tritone che si trova in Africa. Un altro possibile significato è tre volte nata o terza nata, riferendosi a lei come terza figlia di Zeus oppure alludendo al fatto che era nata da Zeus, da Metide e anche da sé stessa; varie leggende la indicano infatti come figlia successiva rispetto ad Artemide e Apollo, al contrario di altre che ne parlano come della primogenita.
Pallade Atena
Un suo appellativo molto frequente è Pallade Atena (Παλλάς Αθηνά). L’epiteto deriva da un’ambigua figura mitologica chiamata Pallade, maschio o femmina che, al di fuori della sua relazione con la dea, è citata soltanto nell’Eneide di Virgilio. Secondo alcune versioni della leggenda Atena uccise Pallade per errore, come ad esempio in una versione pelasgica secondo la quale Pallade era una compagna di giochi della giovane Atena, che la uccise per sbaglio mentre simulavano un combattimento: Atena prese quindi il nome di Pallade in segno di lutto per dimostrare il suo rimorso. Nell’Inno omerico a Ermes, Pallade era invece il padre della Dea della Luna Selene. In altre versioni ancora si trattava di uno dei Giganti che Atena uccise nella Gigantomachia. Le cose però potrebbero essere andate in maniera ancora diversa, ed Atena avrebbe soppiantato una precedente mitica Pallade assorbendola nella sua figura in modo meno “traumatico”, quando questa divenne dapprima Pallas Athenaie, Pallade di Atene (come Hera di Argo era Here Argeie), e infine Pallade Atena, cambiando lentamente ma completamente identità. Per gli Ateniesi, d’altronde, ella era semplicemente La Dea (è thèa), senz’altro un epiteto molto antico.
Altri epiteti
Atena Ergane (industriosa) – Come patrona di artisti ed artigiani ed ideatrice dei lavori femminili come la filatura, tessitura, ecc.
Atena Parthenos (vergine) – Il nome con cui veniva adorata sull’Acropoli, specialmente durante le celebrazioni per lo svolgimento delle Panatenee.
Atena Promachos (prima in battaglia) – Come condottiera di eserciti in battaglia.
Atena Polias – Ovvero “Atena della città”, come protettrice di Atene ma anche di altre città tra le quali Argo, Sparta, Gortyna, Lindos e Larissa. In tutte queste città il tempio di Atena era il più importante dell’acropoli.
Atena Areia – Per il suo ruolo di giudice al processo di Oreste (che viene assolto) per l’assassinio della madre Clitennestra nonché per l’istituzione del tribunale per giudicare il comportamento degli uomini.
Atena Itonia – Detta così da Itono, figlio di Anfizione. Le era dedicato un tempio a Coronea (Beozia) abbellito con statue di Agoracrito. In onore di Atena Itonia si celebravano le Pambeozie.
Atena Atritonia – Dal verbo greco tryo, “logorare”, “distruggere”, più alfa privativo e quindi “l’instancabile” (cfr. per esempio “Ascolta anche me ora, figlia di Zeus, Atritonia […]”)

Atena nell’arte classica
L’iconografia classica di Atena prevede che sia ritratta in piedi mentre indossa l’armatura e l’elmo, tenuto alto sulla fronte; porta con sé una lancia ed uno scudo sul quale è fissata la testa della Gorgone Medusa. Proprio in questa posizione è stata scolpita da Fidia nella sua famosa statua crisoelefantina, alta 11 metri – ora perduta – l’Athena Parthenos che si trovava nel Partenone. Spesso, poggiata sulla sua spalla, si trova la civetta, simbolo di saggezza.
A prescindere dagli attributi tipici, a partire dal V secolo a.C. sembra esserci stata una sostanziale uniformità di vedute tra gli artisti su quale dovesse essere l’aspetto della Dea. Un naso importante con un alto ponte che sembra essere la naturale continuazione della fronte, occhi profondi, labbra piene, una bocca stretta ed appena più larga del naso, il collo allungato ne tratteggiano una bellezza serena ma un po’ distaccata.

La nascita di Atena
Tra gli dei dell’Olimpo Atena viene ritratta come la figlia prediletta di Zeus, nata già adulta ed armata, dalla testa del padre o dal polpaccio secondo altri, dopo che lui ne aveva mangiato la madre Meti. Varie sono le versioni riguardo alla sua nascita; infatti una versione dice che Atena è solo figlia di Zeus. Quella più comune dice che Zeus si coricò con Meti, Dea della prudenza e della saggezza, ma subito dopo ebbe paura delle conseguenze che ne sarebbero derivate: una profezia diceva che i figli di Metide sarebbero stati più potenti del padre, fosse stato anche lo stesso Zeus. Per impedire che questo si verificasse, subito dopo aver giaciuto con lei, Zeus indusse Meti a trasformarsi in una goccia d’acqua oppure, a secondo della tradizione, in una Mosca od in una cicala e la inghiottì, ma era ormai troppo tardi: la Dea aveva infatti già concepito un bambino. Meti cominciò immediatamente a realizzare un elmo e una veste per la figlia che portava in grembo, ed i colpi di martello sferrati mentre costruiva l’elmo provocarono a Zeus un dolore terribile. Così Efesto aprì la testa di Zeus con un’ascia bipenne ed Atena ne balzò fuori già adulta ed armata e Zeus in questo modo uscì, malconcio ma vivo, dalla brutta disavventura.
Alcuni frammenti attribuiti alla storia dal semi-leggendario Sanchuniathon, che si dice essere stata scritta prima della guerra di Troia, suggeriscono che Atena sia invece la figlia di Crono, il re dei Titani, padre di Zeus, Dio del cielo, Poseidone, Dio del mare, e di Ade, Dio degli inferi, fatto a pezzi dalla sua stessa arma per mano dei figli e gettato nel Tartaro (la parte più profonda degli Inferi).

Leggende e racconti relativi ad Atena
Erittonio
Secondo quanto racconta lo Pseudo-Apollodoro, Efesto tentò di fare l’amore con Atena ma non riuscì nell’intento. Il suo seme si sparse al suolo e dalla Terra nacque Erittonio. Atena decise comunque di allevare il bambino come madre adottiva. Una versione alternativa dice che il seme di Efesto cadde sulla gamba della Dea, che se la pulì con uno straccetto di lana che gettò poi a terra: Erittonio sarebbe così nato dalla terra e dalla lana. Un’altra leggenda narra che Efesto avesse voluto sposare Atena ma che la Dea scomparve all’improvviso dal talamo nuziale, cosicché lo sperma di Efesto finì per cadere a terra. Atena affidò poi il bambino, che aveva la parte inferiore del corpo a forma di serpente a tre sorelle – Herse, Pandroso e Aglauro figlie di Cecrope – chiuso dentro a una cesta, avvisandole di non aprirla mai. Agraulo, curiosa, aprì ugualmente la cesta, e la vista dell’aspetto mostruoso di Erittonio fece impazzire le tre sorelle che si uccisero lanciandosi giù dall’Acropoli.
Una versione diversa dice che, mentre Atena era andata a prendere una montagna per usarla per costruire l’Acropoli, due delle sorelle aprirono la cesta: un corvo vide la scena e volò a riferirlo alla Dea che accorse infuriata lasciando cadere la montagna, che ora è il Monte Licabetto. Herse e Pandroso impazzirono per la paura e si uccisero lanciandosi da una scogliera, e neppure il corvo fu risparmiato dall’ira di Atena che, si narra, fece diventare da allora nere le piume di quest’animale.
Erittonio diventò in seguito re di Atene, ed introdusse molti cambiamenti positivi nella cultura ateniese. Durante il suo regno Atena fu frequentemente al suo fianco per proteggerlo.
Achille
Nella guerra di Troia Atena combatte dalla parte dei Greci, nonostante i Troiani custodiscano il Palladio, un simulacro ligneo della Dea a protezione della loro città. L’intervento di Atena, invisibile a tutti tranne che ad Achille, impedisce all’eroe, che viene trattenuto per i capelli dalla Dea, di uccidere Agamennone in un impeto d’ira.
Aglauro
In un’altra versione del mito di Aglauro, narrata nelle Metamorfosi di Ovidio, Ermes si innamora di Herse. Quando le tre sorelle si recano al tempio per fare un’offerta sacrificale in onore di Atena, Ermes si avvicina ad Aglauro e le chiede il suo aiuto per sedurre Herse. Questa in cambio chiede a Ermes dei soldi e il Dio le dà il denaro che avevano sacrificato ad Atena. Atena, per punire l’avidità di Aglauro, ordina all’Invidia di possedere Aglauro: questa obbedisce e Aglauro ne resta pietrificata.
Poseidone
Atena era in competizione con Poseidone per diventare la divinità protettrice della città che, all’epoca in cui si svolge questa leggenda, ancora non aveva un nome. Si accordarono in questo modo: ciascuno dei due avrebbe fatto un dono agli Ateniesi e questi avrebbero scelto quale fosse il migliore, decidendo così la disputa. Poseidone piantò al suolo il suo tridente e dal foro ne scaturì una sorgente. Questa avrebbe dato loro sia nuove opportunità nel commercio che una fonte d’acqua, ma l’acqua era salmastra e non molto buona da bere. Atena invece offrì il primo albero di ulivo adatto ad essere coltivato. Gli Ateniesi scelsero l’ulivo e quindi Atena come patrona della città, perché l’ulivo avrebbe procurato loro legname, olio e cibo. Si pensa che questa leggenda sia sorta nel ricordo di contrasti sorti nel periodo Miceneo fra gli abitanti originari della città e dei nuovi immigrati. Alcuni credono che Atena avesse addirittura condiviso una relazione con Poseidone precedentemente alla contesa per la città.
Una diversa versione della leggenda dice che Poseidone offrì in dono, anziché la sorgente, il primo cavallo, ma gli Ateniesi scelsero comunque il dono di Atena. Si può fra l’altro supporre che uno dei motivi per cui la scelta dei cittadini si orientò in questo senso, fu che Poseidone era considerato una divinità molto difficile da compiacere, che spesso aveva causato distruzioni anche nelle città delle quali era patrono. Atena rappresentava quindi un’alternativa migliore per il suo carattere meno violento.
Aracne
Una donna di nome Aracne un giorno si vantò di essere una tessitrice migliore di Atena, che di quest’arte era la Dea stessa. Atena andò così da lei travestita come una vecchia e consigliò Aracne di pentirsi della sua arroganza (hybris), ma la donna invece la sfidò ad una gara. Atena allora riassunse le sue vere sembianze ed accettò la sfida. La Dea realizzò un arazzo che rappresentava lo scontro fra Poseidone e la città di Atene, mentre Aracne ne fece uno in cui si derideva Zeus e le sue numerose amanti. Finiti gli arazzi la dea defini che era un pareggio, ma il pubblico li presente la derise intimoriti dalla presenza della dea. La ragazza per evitare l’umiliazione si impicco, la dea indegnata da codesto gesto la trasformò in un ragno obbligandola a tessere la sua tela per l’eternità ed a tramandare il suo sapere ai suoi discendenti.
Giudizio di Paride
Eris, Dea della Discordia, gettò una mela d’oro nell’Olimpo con incisa sopra la scritta “alla più bella”. Per evitare contese fra le Dee, Zeus mandò Ermes con Atena, Afrodite ed Era sulla terra dove il giovane pastore Paride dovette fare da giudice su chi fosse la Dea più bella tra loro. Ogni Dea promise un dono a Paride in caso di vittoria: Era di renderlo ricco e potente(donandogli l’Asia minore), Atena di farlo il più saggio degli uomini (o, secondo una versione diversa, di renderlo invincibile in guerra) ed Afrodite di dargli in sposa la donna più bella del mondo. Paride scelse Afrodite, causando così involontariamente la guerra di Troia.
Perseo e Medusa
Atena aiutò Perseo ad uccidere Medusa, e le fu così data, per decorare il suo scudo o la sua egida, la testa della Gorgone, capace di pietrificare chi l’avesse guardata. Era stata tuttavia Atena stessa a rendere Medusa ciò che era. Originariamente Medusa era soltanto la più bella delle tre sorelle Gorgoni. Una notte però Poseidone giacque con lei nel tempio di Atena, e quando la Dea scoprì che il suo tempio era stato così profanato, per punire Medusa ne mutò l’aspetto rendendola mostruosa insieme alle sue sorelle Steno ed Euriale: i loro capelli si trasformarono in serpenti e qualsiasi creatura vivente ne avesse incrociato lo sguardo sarebbe stata mutata in pietra. Atena trasformò anche la parte inferiore del loro corpo in modo tale da renderle impossibilitate ad avere rapporti sessuali.
Eracle
Atena spiegò ad Eracle come scuoiare il leone di Nemea usando i suoi stessi artigli per tagliare la spessa pelle dell’animale. La pelle del leone, da lui successivamente indossata, diventò uno dei tratti caratteristici dell’eroe, insieme con la clava di legno di ulivo che aveva usato durante la lotta.
Tiresia e Cariclo
In una versione del mito, Atena accecò il giovane Tiresia dopo che l’aveva sorpresa mentre faceva il bagno nuda. Sua madre, la ninfa Cariclo, la supplicò di ritirare la sua maledizione, ma Atena non aveva il potere di farlo e decise, come riparazione, di dotarlo del dono della profezia.
Odisseo
L’indole astuta e scaltra di Odisseo lo aiutò a conquistare rapidamente la benevolenza e la protezione di Atena, che però non fu in grado di aiutarlo nel viaggio di ritorno verso Itaca fino a quando giunse sulla costa dell’isola dove Nausicaa stava lavando i suoi panni. Atena entrò nei sogni di Nausicaa per spingerla a soccorrere Odisseo e a rimandarlo quindi a Itaca. Dopo il suo arrivo sull’isola Atena va da Odisseo sotto mentite spoglie e gli dice, mentendo, che sua moglie Penelope si era risposata e che si crede che Odisseo sia morto, ma Odisseo le mente a sua volta, dato che è riuscito a capire con chi ha a che fare nonostante il travestimento. Compiaciuta dalla sua risolutezza e sagacia, Atena rivela la propria natura a Odisseo e gli spiega tutto quello che ha bisogno di sapere per riconquistare il suo regno. Muta le sembianze dell’eroe in quelle di un vecchio in modo che non venga riconosciuto dai Proci e lo aiuta a sconfiggerli, intervenendo a risolvere anche la disputa finale con i loro parenti.

Psicologia
Atena, la guerriera saggia e forte, rappresenta le qualità intellettuali, sia dell’uomo sia della donna (infatti la Dea era la protettrice delle arti femminili). Nella città di Atene erano gli uomini a prendere ogni decisione (anche riguardo alla vita delle proprie mogli o figlie), tuttavia la Dea Atena era considerata la custode del Tribunale, colei a cui spettava l’ultima parola, in caso di parità di voti. Tale prerogativa veniva fatta risalire al mitico giudizio di Oreste, accusato di matricidio. Forse, il carattere della Dea va collegato all’idealizzazione delle donne di Sparta di condizione sociale elevata: dovevano essere atletiche, combattive, forti e sagge. Il culto femminile di Atena è attestato dai numerosi ex voto ritrovati presso i templi; la dea viene anche invocata come protettrice delle nascite e dei bambini, in collegamento con il mito di Erittonio, suo figlio adottivo. Ad Atene, nella processione annuale delle feste Panatenaiche veniva donato alla statua della dea un prezioso peplo tessuto dalle fanciulle della città.
Fonte: Wikipedia Italia

Arcano IX – Contemplazione: Chang O

Ch’ang Ô (in lingua originale 嫦娥 trascritto come Ch’àng’é) è la Dea Cinese della Luna, moglie di Hou Yi.

Leggenda
Ch’ang Ô o Heng He era la moglie di Hou Yi, l’arciere. Egli uccise 9 dei 10 soli che illuminavano il pianeta. L’imperatore gliene fu grato, e gli regalò una pillola (o un frutto) capace di dare l’immortalità. Hou Yi aveva però un lavoro e ben altro a cui pensare, quindi nascose la pillola sotto il letto e decise che l’avrebbe presa dopo aver finito di lavorare. Ch’ang Ô vide la pillola e, attirata dalla fragranza della pillola, ne mangiò un pezzo. Allora iniziò a fluttuare verso il cielo, piangendo e chiedendo aiuto, e il marito dalla terra la vide, ma non poté correre in suo aiuto. Intanto la ragazza era giunta sulla Luna dove aveva costruito un palazzo. Intanto l’altro pezzo di pillola fu mangiato da Hou Yi, che si stabilì sul sole e una volta al mese va a trovare Ch’ang Ô e allora la luna diventa piena.

Altre leggende e miti
Un mito di origine Buddhista
Ch’ang Ò si trasformò in una mendicante e in suo soccorso vennero una scimmia, un coniglio e una volpe. La volpe rubò del cibo e la scimmia raccolse della frutta. Ma il coniglio non le seppe procurare niente, quindi decise di darle la sua carne arrostita e si gettò fra le fiamme. Ma Ch’ang Ô lo salvò dalle fiamme e lo portò con sé sulla Luna.

Altri Nomi
Ch’ang E
Chang O
Heng O
Heng He
Shi Yu
Fonte: Wikipedia Italia

Arcano X – Fortuna: Lakshmi

Nell’induismo, Lakshmi (devanagari लक्ष्मी, IAST Lakṣmī, talvolta traslitterato in Laxmi) è la devi dell’abbondanza, della luce, della saggezza e del destino, ma anche (secondariamente) fortuna, bellezza e fertilità. È comunemente considerata consorte (Shakti) di Viṣṇu, e madre con lui di Kama, deva dell’amore.

Altri nomi
Lakshmi è anche nota come:
– Nārāyaṇi (नारायणि), o sposa di Viṣṇu;
– Shri, usato anche come termine onorifico per le divinità ma che è soprattutto suo attributo;
– Vidya, o conoscenza;
– Dharidranashini, o distruttrice della povertà;
– Dharidradvamshini, o che combatte la povertà.
Inoltre è strettamente associata al loto (Padma in sanscrito), e molti suoi nomi sono legati al fiore, tra cui:
– Padmapriya: amante del loto,
– Padmamaladhara devi: dea con la ghirlanda di loto,
– Padmamukhim: dal volto di loto,
– Padmakshi: dagli occhi belli come un loto,
– Padmahastam: che regge un loto,
– Padmasundari: affascinante come un loto.
Un altro suo nome è Bhargavi, in quanto si sarebbe reincarnata come figlia di Sage Bhrigu.

Origini
Le origini della dea Lakshmi sono descritte nello Shri Sukta (“Inno a Shri”), aggiunto al Rig Veda tra il 1000 e il 500 a.C.
Il saggio Durvasa donò a Indra, re dei deva, una ghirlanda di fiori che non sarebbero mai appassiti; Indra diede la ghirlanda al suo elefante sacro, Airavata. Quando Durvasa vide l’elefante calpestare la ghirlanda maledisse Indra, e desiderò che tutti gli dei perdessero il loro potere, che li aveva resi così altezzosi e irrispettosi.
Naturalmente, grazie alla maledizione, gli asura, da sempre in lotta con i deva, riuscirono a scacciarli dal cielo; gli dei sconfitti si rifugiarono dal Creatore Brahma, che chiese a deva e asura di zangolare l’oceano di latte per ottenerne il nettare dell’immortalità. Gli dei allora chiesero l’aiuto di Viṣṇu, che prese le sembianze della tartaruga Kurma e fornì la base per sostenere il monte Mandara, che fu usato come bastone, mentre il re dei naga, Vasuki, fece da corda.
Tra i tesori divini apparsi dalla zangolatura dell’oceano di latte, ci fu anche Lakshmi, che scelse subito Viṣṇu come compagno in quanto l’unico in grado di controllare la māyā (illusione).
In conseguenza di queste origini, Lakshmi è anche detta figlia del mare, e sorella della luna, anch’essa apparsa dalla zangolatura.

Attributi
Nell’induismo puranico Lakshmi è Madre dell’Universo e Shakti di Viṣṇu, e in quanto tale sono considerate sue incarnazioni le consorti di molti avatar del dio: Sita, moglie di Rama, Rukmini, moglie di Krishna, Alamelu, moglie di Venkateshwara (l’identificazione di Venkateshwara e Alamelu con Viṣṇu e Lakshmi è però abbastanza recente).

Venerazione
Come divinità della ricchezza è venerata da coloro che vogliono guadagnare o mantenere i propri guadagni; si crede che Lakshmi (e quindi la ricchezza) visiti solo case pulite e abitate da gente che lavora, mentre si tiene lontana dalla sporcizia e dai pigri.
La dea Lakshmi è incorrettamente identificata col denaro; questo è certo parzialmente vero, ma è conseguenza del suo attributo principale, la prosperità o abbondanza. È inoltre dea anche della purezza e della santità, oltre che del Brahma-vidya (conoscenza divina); è a lei che ci si rivolge per chiedere felicità in famiglia, amici, matrimonio, bambini, cibo e ricchezza, bellezza e salute.
È una divinità molto venerata, e oltre ad essere oggetto di culto da parte di ogni confessione induista (abbastanza raro per i deva), lo è anche da parte di molti giainisti e buddhisti.
Tra le preghiere a Lakshmi le più famose sono il Lakshmi Stuti (tratta dallo Shri Viṣṇu Purana) e lo Shri Sukta.

Otto tipi di ricchezza
Come dea della ricchezza ha 8 aspetti;
– Adi Lakshmi (आदि लक्ष्मी, Ādi Lakṣmī) — abbondanza di santità;
– Dhanya Lakshmi (धान्य लक्ष्मी, Dhānya Lakṣmī) — abbondanza di cibo;
– Dhairya Lakshmi (धैर्य लक्ष्मी, Dhairya Lakṣmī) — abbondanza di coraggio;
– Gaja Lakshmi (गज लक्ष्मी, Gaja Lakṣmī) — elefanti, simbolo di ricchezza;
– Santana Lakshmi (सन्तान लक्ष्मी , Santāna Lakṣmī) — abbondanza di progenie;
– Vijaya Lakshmi (विजय लक्ष्मी, Vijaya Lakṣmī) — abbondanza di vittorie;
– Vidya Lakshmi (विद्या लक्ष्मी, Vidyā Lakṣmī) — abbondanza di conoscenza;
– Dhana Lakshmi (धन लक्ष्मी, Dhana Lakṣmī) — abbondanza di denaro.

Festività induiste
La principale festa dedicata a Lakshmi è la Diwali, la festa delle luminarie; per tradizione in tutte le case si pongono delle piccole candele alle finestre e si prega Lakshmi di passare a benedirle.
In Uttaranchal, dopo la cerimonia in onore della dea nella notte della Diwali, lo Shankh non viene suonato, perché anch’esso sarebbe nato dall’oceano come la dea, perciò gli si dà un giorno di riposo.
Lakshmi è la patrona della città di Kolhapur, Maharashtra.

Iconografia
Fisicamente, la dea Lakshmi è generalmente rappresentata come una bella donna, con quattro braccia, seduta su un loto, vestita con vesti preziose e gioielli; ha un atteggiamento benevolo, è giovane ed ha un aspetto materno.
Il particolare più evidente dell’iconografia di Lakshmi è la sua costante associazione al fiore di loto; questo perché tale pianta, che nasce dal fango ma fiorisce sulla superficie dell’acqua, senza che il fiore porti traccia alcune del fango, è simbolo di purezza, forza spirituale, perfezione e autorità. Inoltre, la posizione seduta su un loto è un elemento ricorrente dell’iconografia di molte altre divinità induiste e buddhiste, ed indica che l’essere in questione trascende le limitazioni del mondo (il “fango” dell’esistenza) per muoversi liberamente in una sfera di purezza e spiritualità (come il loto sulla superficie dell’acqua).
Il veicolo di Lakshmi è il gufo (ulooka in sanscrito).
Fonte: Wikipedia Italia

Dal Sito Tarot Goddess

– X Fortuna –  DEA: Lakshmi

Dea Indù della fortuna e della prosperità, si crede che Lakshmi sia attratta dai gioielli scintillanti, che sono come le ricchezze che lei dona ai suoi amanti preferiti.

Significato della carta
La generosità dell’universo. Opportunità, occasione, sorte. La capacità di essere aperti all’abbondanza. Sentimenti di espansione. Capricci.

 

Arcano XI – Forza: Oya

Oyá è un dea della mitologia Yoruba (Nigeria) e dei culti afroamericani derivati. È Orisha, semidio che governa il vento, il terremoto, il tornado, il fulmine e i fenomeni naturali intensi ed impetuosi. Incarna diverse potenze.

Attributi e forme
Viene definita “Madre del Caos”, in quanto propiziatrice di cambiamenti e spesso di devastazioni; forse per questa ragione è considerata signora di quel fuoco, che spesso tiene in mano nelle sue rappresentazioni. Inoltre è anche dea “guerriera”, patrona dell’abilità femminile di governare.
Tra le molteplici funzioni di Oyá vi è quella di accompagnatrice dei morti.
È stata la moglie di Ogun, ma successivamente ha sposato Shango, il dio del tuono.
È una dea dotata di un grande potere, e forse per ricordarlo ai suoi devoti, nelle raffigurazioni spesso danza con un’arma in pugno, il machete, che lei utilizza, per scacciare i fantasmi.
Come capita spesso alle divinità diffuse presso vari popoli, anche Oyá è denominata in modo diverso: in Brasile è conosciuta come Yansa ed è considerata una delle più significative divinità nel culto Candomblé; invece, nella Santeria cubana viene chiamata Olla, e ad Haiti Aido-Wedo.
Vive alle porte dei cimiteri ed insieme ad Obatala, Eleggua e Obba è uno dei 4 venti che comanda con i suoi “iruche” (i suoi attributi code di cavallo) e la sua gestualità è uguale a quella dello sposo. Il suo giorno è il venerdì ed il suo numero è il nove, le appartengono tutti i colori tranne il nero. Nella religione europea è santa Barbara, Nostra Signora della Calderia, Giovanna d’Arco e Santa Teresa del Bambin Gesù. Si festeggia il 4 di dicembre ed il 2 di febbraio. Il suo giorno è il sabato. I suoi numeri sono il 9, il 19, il 29, il 39, il 49, il 99 e i multipli di 9.

Oyá in Nigeria
In Africa, nella religione tradizionale Yoruba, le è stato assegnato il ruolo di patrona del fiiume Niger e i suoi nove figli sono i nove affluenti del fiume. Viene invocata affinché trasmetta quella saggezza necessaria per superare situazioni difficili.
In Nigeria, il suo culto è praticato dai devoti nelle loro stesse abitazioni, all’interno delle quali viene allestito un altare, caratterizzato da un vaso coperto circondato da amuleti e vari oggetti magici caricati di valenze simboliche: corone di rame, una spada, perle di vetro colorato, corna di bufalo. Per ingraziarsi la dea, i suoi seguaci le offrono i suoi cibi preferiti, quali melanzane e torte a base di fagioli.

Narrazioni mitologiche
Oyá viene identificata con “Nostra Signora de la Candelaria” (N.S. della conflagrazione) e questo appellattivo è giustificato perché un giorno la dea, di nascosto al marito, bevve una sua pozione magica che le diede il potere di sputare fuoco dalla bocca.
Un’altra leggenda narra che fu proprio Oyá a salvare il giovane Shango dalle ire e dalle cattive intenzioni di Agayu, riuscendo a mettere in fuga quest’ultimo, che aveva sequestrato Shango, grazie al lancio di un fulmine contro la foresta.
Fonte: Wikipedia Italia

segue

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