La Mela, Frutto della Dea

(Immagine -C- FantasyArt / Testo tratto dal sito Strega delle Mele della mia quasi omonima Morgana)

Mi sarò sentita ripetere mille volte e più : " Ma perchè strega delle Mele?"

Non sono stata traumatizzata dalla astuta Grimilde, per quanto la stimi come donna di incredibile fantasia, e ineccepibile egocentrismo. Non è stato neanche il famigerato peccato originale a provocare in me questa dolce ossessione per il rotondo e succoso frutto.

La mela è il frutto per eccellenza. Con la sua forma sferica ha suggerito all’uomo la totalità del cielo e della terra: una specie di simbolo del potere massimo terrestre e divino insieme.
Nella tradizione ebraico-cristiana il melo è l’albero del bene e del male, nella mitologia scandinava la mela è il cibo degli dei.

Sono tre mele d’oro che tentano Atalanta a fermarsi e a perdere la scommessa con Ippomene; è una mela d’oro che scatena la guerra di Troia, è una mela il frutto che, consacrato ad Afrodite, a partire dal 3° sec. d.C., in Grecia, viene gettato al giovanetto o alla fanciulla per scegliere il compagno di banchetto; sono mele i frutti dell’immortalità del giardino delle Esperidi che Ercole, nella sua undicesima immane fatica, riesce a conquistare.

"Il simbolismo del pomo gli è conferito, afferma E. Bertrand, dal fatto che contiene al centro, formato dagli alveoli che racchiudono i semi, una stella a cinque punte. E’ per questo che gli iniziati ne hanno fatto il frutto della conoscenza e della libertà. Dunque, mangiare il pomo significa per essi abusare dell’intelligenza per conoscere il male, della sensibilità per desiderarlo, della libertà per farlo. Ma come sempre accade, l’uomo comune ha preso il simbolo per realtà. La chiusura del pentagramma, simbolo dell’uomo-spirito, all’interno della carne del pomo rappresenta inoltre l’evoluzione dello spirito reso prigioniero della incarnazione".

Questa osservazione è contenuta anche nell’Ombre des Cathédrales di Robert Ambelain: "Il pomo, anche ai nostri giorni, nelle scuole iniziatiche, è il simbolo della conoscenza poiché, tagliandolo in due (nel verso perpendicolare all’asse del peduncolo), vi si trova un pentagramma, tradizionale simbolo del sapere, disegnato dalla disposizione stessa dei semi".

Nelle tradizioni celtiche, il pomo è un frutto di scienza, di magia e di rivelazione. E’ anche un nutrimento meraviglioso.
La donna dell’Altro Mondo che viene a cercare Condle, il figlio del re Conn dalle cento battaglie, gli consegna un pomo che lo nutre per un mese e non si consuma mai.

Fra gli oggetti meravigliosi la cui ricerca è imposta dal dio Lug ai tre figli di Tuireann, in espiazione dell’omicidio di suo padre Cian, figurano i tre pomi del giardino delle Esperidi: chiunque ne mangi non avrà più fame e sete, dolore e malattia ed essi non si consumano mai.

In alcuni racconti bretoni, mangiare un pomo costituisce il prologo di una profezia. Se il pomo è un frutto meraviglioso, il melo (abellio, in celtico) è anch’esso un albero dell’Altro Mondo.
La donna dell’Altro Mondo che va a cercare Bran, gli dà un ramo di melo prima di trascinarlo al di là del mare.

Emain Ablach in irlandese, Ynys Afallach in gallese, l’isola d’Avalon, altrimenti detta il pometo, sono i nomi di questo soggiorno mitico in cui riposano i re e gli eroi defunti.

Nella tradizione britannica, re Artù vi si rifugiò in attesa di venir liberato ad opera dei suoi compatrioti gallici e bretoni dal giogo straniero.
Merlino nei testi, ammaestra sotto un melo.
Presso i Galli era un albero sacro come la quercia.

 

 
LA MELA NELLA STORIA
 
Originaria dell’Asia Minore, a sud del Mar Nero, dove se ne trovano le prime tracce, la mela, attraverso l’Egitto e la Grecia, passa in Europa, dove, nell’impero Romano, già viene decantata da poeti e da scrittori, consigliata e raccomandata come diuretico e come cura per diversi problemi dell’apparato digerente.

In seguito, le invasioni barbariche causarono un profondo decadimento dell’agricoltura, che si protrasse per circa un millenio. L’uomo tornò a cibarsi di frutti selvatici e preferì dedicarsi maggiormente alla produzione di cereali.

I meli erano numerosissimi allo stato selvatico e i loro frutti erano ben lontani dalla qualità, dal profumo e dal colore di quelli decantati dagli antichi. Soltanto nel XV secolo, grazie a grandi opere di irrigazione e di bonifica, a fortunati innesti e nuovi sistemi di fertilizzazione, si tornerà a produrre qualità di frutta pregevole.

E’ in tutto questo periodo che, con la creazione di grandi frutteti in Italia e in Europa, questa coltura si rivela anche una notevole fonte di guadagno. Nel XVI secolo, la mela emigra in America, rendendo tutto lo Stato di New York famoso per l’ottima qualità dei suoi frutti.

Contemporaneamente, le mele appaiono trionfanti nella pittura fiamminga, tedesca, italiana: i frutti bellissimi che appaiono nelle opere degli artisti testimoniano il progresso delle colture. Da allora in poi la mela si diffonde sempre di più nell’uso popolare, non solo come frutto, ma anche come toccasana per la salute e la bellezza. In cucina poi, diventa ingrediente particolarmente delicato, oltre che per i dolci, anche per antipasti, per primi e secondi piatti.

 
 
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