Una notizia sensazionale

Tumori: Raggio a Ultrasuoni Li Brucia, Ieo Milano Centro ‘Pilota’ In Ue

Adnkronos – Mar 20 Nov – 18.16 

Milano, 20 nov. (Adnkronos Salute) – Un raggio a ultrasuoni che brucia il cancro. Eliminandolo senza bisturi, né radiazioni o aghi potenzialmente dannosi per i tessuti sani. La nuova promessa di una terapia antitumorale sempre meno invasiva, con la massima efficacia e la minima tossicità, arriva da una tecnologia ‘made in China’ battezzata Hifu (ultrasuoni focalizzati ad alta intensità). Utilizzata in Estremo Oriente da oltre 10 anni, con più di 20 mila pazienti trattati in una quarantina di centri e circa 25 macchinari distribuiti in vari Paesi asiatici, la metodica è sbarcata ora anche in Occidente. Centro ‘pilota’ l’Istituto europeo di oncologia (Ieo) di Milano: l’unica struttura clinica in Ue impegnata in uno studio di fattibilità ad hoc, con l’obiettivo di definire precisi standard d’impiego, nonché eventuali modifiche volte a trasformare una strumentazione oggi pluripotente in una su misura per diversi tumori. Con un focus sul cancro del seno, primo big killer in rosa.

La tecnologia è stata presentata questa mattina all’Ieo dal direttore scientifico Umberto Veronesi, dall’assistente della Divisione di Senologia, Paolo Arnone, e dal direttore dell’Unità di Radiologia interventistica, Franco Orsi. Presenti anche l’amministratore delegato dell’istituto, Carlo Ciani, e lo scienziato inventore dell’Hifu, Zhibiao Wang. Grazie al macchinario del valore di circa 1,5 milioni di euro, donato da Hiteco Group alla Fondazione Veronesi e concesso da quest’ultima all’Ieo in comodato d’uso, l’Irccs oncologico di via Ripamonti ha trattato da inizio novembre già 4 pazienti. Nella fase di fattibilità, che durerà circa due mesi per un totale di 10-20 malati (non più di 4 a settimana), la nuova tecnica viene abbinata alla chirurgia. Ma "la vera speranza, per ora un’ipotesi – precisa cauto Veronesi – è arrivare a una terapia anticancro senza più bisturi né radiazioni". L’impiego degli ultrasuoni in oncologia non è nuovo, ricorda Orsi. "Gli ultrasuoni focalizzati – spiega – sono già da tempo utilizzati contro tumori ‘di superficie’ in ginecologia, otorinolaringoiatria e, ultimamente, per il cancro alla prostata attraverso una sonda transrettale".

La novità della macchina attiva all’Ieo è però "la possibilità di trattare organi interni come mammella, fegato, pancreas e reni". Ma anche "utero, muscoli e ossa – aggiunge Veronesi – E più in generale tutti gli organi che oggi possiamo visualizzare con l’ecografia". Per la prima volta, riprende infatti Orsi, "Hifu ci permette di convogliare un fascio di ultrasuoni in un punto ben preciso (punto focale) e definito via ecografia, trattando una lesione tumorale senza l’inserimento di alcuno strumento e quindi senza danni biologici". In altre parole, "è come usare un ‘bisturi invisibile’ maneggiandolo dall’esterno". Il macchinario, ospitato all’Irccs milanese in una sala dedicata, assomiglia a una Tac. Il paziente si sdraia su un lettino che al centro presenta una piccola vasca riempita di acqua purificata. La parte da trattare è immersa nel liquido, che ‘veicola’ gli ultrasuoni prodotti da uno speciale trasduttore sottostante, indirizzandoli fino al punto focale.

Il raggio attraversa i tessuti sani senza modificarli in alcun modo, e solo quando raggiunge il suo bersaglio si trasforma naturalmente in calore. "Nel punto focale grande quanto un chicco di riso, e mano a mano nelle zone malate circostanti – continua Orsi – si raggiungono anche i 100 gradi". Una temperatura letale per le cellule, che "determina così la necrosi dei tessuti tumorali". In gergo tecnico, "è il principio della termoablazione" rivisitato in chiave ultramoderna. I pazienti trattati finora all’Ieo, con risultati incoraggianti, "sono 4 – ribadisce Orsi – tutti già precedentemente operati: un uomo di 75 anni con lesioni dolorose alla parete toraco-addominale associate a un cancro al colon, una donna di 65 con tumore alla mammella e lesioni ossee sternali, un uomo di 62 con un carcinoma epatico" e "una giovane 20enne con alle spalle già 4 interventi per fibroadenomi al seno – prosegue Arnone – Formazioni in genere benigne, ma che nel suo caso mostravano uno sviluppo rapidissimo e dimensioni eclatanti: ne aveva 25, di cui 9 palpabili.

Dimessa il giorno dopo l’intervento, dichiarava di avere avuto la sensazione che per un secondo la punta di un ago le si riscaldasse nel seno". Di durata variabile fra una o 5 ore a seconda del tipo di tumore, la metodica Hifu è applicabile a lesioni sia maligne sia benigne. "Ma è proprio per stabilire con precisione le sue indicazioni e il modo migliore di introdurla nella routine clinica sui pazienti occidentali, molto diversi da quelli orientali i quali arrivano alle terapie quando la malattia è già in fase molto avanzata – sottolinea Orsi – che abbiamo previsto questa fase di fattibilità". La tecnologia, certificata con marchio CE dal 2005 grazie ai test condotti in un centro di ricerca (non clinico) di Oxford, "consente di seguire in tempo reale l’efficacia del trattamento e risponde pienamente alla filosofia Ieo", commenta Veronesi. La missione dell’Irccs meneghino è infatti "esplorare ogni nuovo mezzo a disposizione – conclude l’oncologo – andando nella direzione del ‘minimo efficace’ (massimo risultato, minimo danno) con la priorità di garantire a ogni paziente una qualità di vita ottimale".

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