Oltre i cinque sensi

LORO SANNO NOI … NO!

Il caso del gatto che “sa” quando un malato sta per morire ripropone un vecchio dilemma: come spiegare fenomeni che sfuggono ai protocolli scientifici ma si impongono con l’evidenza dei fatti?

Giuseppe Sermonti

DI CHE COSA SI PARLA
Oggi a riproporre il tema delle capacità paranormali degli animali è Oscar, il gattino bianco e nero che “sa” meglio di un medico chirurgo quando un malato è prossimo a morire. Ma fenomeni analoghi a quello riportato con risalto dai giornali nelle settimane scorse si ripetono spesso. E gli studi in materia non mancano, soprattutto all’estero.
Uno dei ricercatori più noti in questo ambito è il biologo inglese Rupert Sheldrake, che nel libro I poteri straordinari degli animali (Mondadori) ha illustrato alcune delle sue ricerche sui cani che avvertono in anticipo il rientro dei loro padroni da lunghi viaggi all’estero. E che persegue da anni una serie di “esperimenti controllati” sulle straordinarie capacità telepatiche di un pappagallino di nome N’kisi (
www.sheldrake.org/nkisi).
 

ANIMALI E FENOMENI PARANORMALI
Ma davvero le nostre comunicazioni con il mondo sono limitate ai cinque sensi? Se l’oggetto che colpisce i nostri sensi, diciamo una rosa, non trovasse in noi una sua immagine ad accoglierlo, non lo percepiremmo mai. Il mondo è percorso di vibrazioni in cerca di sintonie.
Come si esprimeva il fisico Giuliano Preparata, la realtà è un “sistema coerente” in cui gli oggetti, atomi o stelle, entrano in sincronia. Secondo il biologo inglese Rupert Sheldrake, la realtà vibra di una “risonanza morfica” che mette in rapporto le idee e le forme anche nella lontananza. Il grande matematico francese René Thom adottò il termine di “stabilità strutturale”, per indicare che solo alcune forme sono possibili, stabili e comprensibili.

Ci voleva un gattino di Providence, capitale di Rhode Island, negli Stati Uniti, per aprire una porta nel sistema chiuso dei cinque sensi: il piccolo animale sembra disporre di un sesto senso e avere accesso a una realtà ulteriore, percepire dal futuro, se non dall’aldilà.
Il gattino, due anni, di nome Oscar, è un frequentatore abituale del terzo piano della clinica per malattie mentali di Providence.
Benché non sia consentito tenere animali nelle cliniche, Oscar può circolare e persino frequentare il letto dei malati, dando un po’ di vita e di movimento al doloroso ambiente nel quale si aggira col suo bel pelo bianco e nero e i suoi occhioni inquieti. Il cucciolo ha sviluppato una curiosa ritualità. Quando un paziente è prossimo a morire, gli salta sul letto, si accuccia ai suoi piedi e se ne sta lì fermo, a fare le fusa, come se volesse accompagnarlo nel passo estremo. Regolarmente, dopo un paio d’ore, il paziente spira e Oscar sgattaiola altrove. Nessun medico saprebbe fare una prognosi così puntuale. La cerimonia ha preso a svolgersi così regolarmente che il personale si è impegnato a registrarla, arrivando alla cifra di 25 casi.
E così, ogni volta che Oscar si è rannicchiato ai piedi d’un malato, la clinica ha avvisato la famiglia, che è accorsa al capezzale, in qualche modo riconoscente che il piccolo psicopompo (accompagnatore di anime) offrisse la sua compagnia al loro caro morente.
Si ricorda il caso di un bambino, accorso con la famiglia a dare l’ultimo saluto a una morente. «Perché, mamma, c’è quel gatto lì?». «È per aiutare la nonna ad andare in paradiso».

Naturalmente i medici e i veterinari non la vedono in questi termini ma devono comunque ammettere, come fa il dottor Thomas Graves, esperto di felini nel College di Medicina dell’Università dell’Illinois, che «sono cose difficili da spiegare. Penso che cani e gatti possano avvertire cose che noi non sentiamo». Più scettico Joan Teno, medico alla Brown University di Providence, che suggerisce che un gatto possa percepire l’odore della morte imminente o capisca i comportamenti del personale sanitario, molto più indaffarato intorno al letto quando un paziente è prossimo alla morte.

Non è compito della scienza trasformare la meraviglia in banalità o censurare quello che non rientra nel quadro stabilito delle cose possibili. Piuttosto è suo compito quello di rivedere questo quadro, quando la realtà vi sta stretta. Comunicazioni a distanza, inspiegabili con i nostri sensi, sono frequenti nella banca dati degli etologi animali. Sheldrake, per esempio, riporta il caso di un gatto maschio, appartenente a una famiglia svizzera e particolarmente affezionato al giovane Frank. Questi va a lavorare come cuoco su una nave e di tanto in tanto rientra a casa, dove immancabilmente trova il gatto ad attenderlo sulla porta.
Un giorno che Frank è assente il gatto si mette improvvisamente a miagolare con grande malinconia. «Non riuscivamo a farlo spostare » raccontò la madre. «Infine lo lasciammo entrare nella camera di Frank, dove si mise ad annusare tutto, continuando i suoi lamenti ». Esattamente a quell’ora Frank moriva sulla sua nave, in Thailandia, a oltre 11.000 chilometri di distanza. C’è da chiedersi se quella ineffabile sintonia non agisca sempre, anche in vicinanza, anche tra l’uomo e il gatto sulle sue ginocchia. E la spiegazione sensoriale non sia solo una lettura rassicurante della misteriosa sintonia che collega gli atomi e le stelle, i cuori degli innamorati, il gatto Oscar e i pazienti della clinica di Providence.
Ha scritto Thom: «C’è più mistero nello sguardo del mio gatto che in una nebulosa a spirale».

 
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1 Commento (+aggiungi il tuo?)

  1. Patrizia M
    Ott 30, 2007 @ 11:51:52

    Forse noi siamo convinti che gl animali abbiano capacità limitate e invece contunuano a stupirci continuamente. Basti pensare a come un cane o un gatto dopo parecchie peregrinazioni riescono a ritrovare la strada di casa, magari è un esempio stupido eppure noi umani non ci riusciamo così facilemte, ci perdiamo spesso in un bicchiere d\’acua.
    Ciaooo, felice giornata
    Besos da Patty

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