Specie in via di estinzione

L’estinzione delle parole nel mondo
Circa la metà delle settemila lingue parlate sulla Terra è a rischio , e la gran parte potrebbe scomparire entro la fine del secolo
 

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La «mappa» delle zone in cui è più alto il rischio di scomparsa delle lingue locali (da Internet)

STATI UNITI – Il pericolo di estinzione di piante e animali è un’emergenza nota a tutti. Ma che anche i linguaggi del mondo stiano rapidamente scomparendo, e con una rapidità impressionante, è cosa di cui probabilmente solo pochi sono consapevoli. Secondo i linguisti, infatti, in media ogni due settimane si estingue una lingua in una qualche parte del pianeta, ed entro questo secolo la metà degli idiomi parlati nel mondo potrebbe finire nell’oblio, portando con sé un immenso bagaglio di cultura.

IL PROGETTO – Il progetto Enduring Voices, condotto dalla National Geographic Society in collaborazione con il Living Tongues Institute for Endangered Languages, si è occupato proprio di questo problema.
Dopo aver creato la mappa delle aree del globo 
in cui le lingue stanno scomparendo più rapidamente, gli studiosi si sono recati sul posto per registrare e successivamente documentare linguaggi che non possiedono una tradizione scritta e che appartengono a comunità assai ristrette, se non a singoli individui, ultimi custodi di parole che prima o poi spariranno per sempre, assieme a loro. A meno che qualcuno non intervenga per salvare e rivitalizzare questo prezioso patrimonio culturale, esattamente come si propone di fare Enduring Voices.
LE AREE A RISCHIO – La mappa mette in luce che sono 5 le regioni della Terra in cui i linguaggi sono in serio pericolo, ovvero – per ordine di emergenza – le regioni dell’Australia settentrionale, le regioni centrali del Sud America (Ecuador, Colombia, Peru, Brasile e Bolivia), la zona costiera del Pacifico superiore in Nord America (Washington e Oregon, British Columbia in Canada), la Siberia orientale, e quindi l’Oklahoma e gli stati americani dell’area di sud-ovest (Texas e Nuovo Messico). Alcuni linguaggi vengono persi gradualmente nelle culture bilingui, a causa del lento imporsi del codice più forte, nella maggior parte dei casi si tratta di lingue parlate solo da nativi e popolazioni indigene la cui cultura è stata cancellata dai colonizzatori. In Siberia, invece, è stato il governo a imporre l’uso dell’idioma nazionale o regionale alle popolazioni che parlano lingue minori. Infine, se si pensa che gli 83 linguaggi più diffusi al di là dei confini nazionali sono parlati dall’80 per cento della popolazione mondiale, si ha un’idea ancora più definita di quanto siano deboli tutte le lingue non globalizzate.
Alessandra Carboni
20 settembre 2007
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1 Commento (+aggiungi il tuo?)

  1. Patrizia M
    Set 27, 2007 @ 16:37:48

    Più passano gli anni e più sporiscono le tradizioni, i dialetti, i costumi dei popoli. Che brutta cosa, almeno a mio parere. Bisognerebbe sempre mantenere viva la cultura di ogni popolo, di ogni nazione, anche se c\’è la necessità di una nuova comunicazione di massa.
    Un salutone da Patty

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