Voyager: Il Cammino delle Stelle

Ecco il riassunto della terza puntata speciale di Voyager, andata in onda il 30 aprile. Rinnovo l’invito, se qualcuno l’avesse registrata, a farmelo sapere, dato che non sono riuscita a vederla e non ho la possibilità di scaricarla da Internet.
 
Il cammino delle stelle

Santiago di Compostela da secoli è meta di uno dei più suggestivi pellegrinaggi del mondo.
Fin dal Medioevo i fedeli attraversavano a piedi la Spagna o la Francia per venerare la tomba di San Giacomo, uno degli apostoli. C’era più di una via che portava a Compostela, ma la più antica partiva, ufficialmente, da Roncisvalle, circa 800 chilometri da qui.

Secondo la leggenda, il ritrovamento della tomba, avvenuto nell’813 d.C., fu possibile grazie all’intervento divino. Ma, come vedremo, i misteri che circondano questo Cammino di Pellegrinaggio sono numerosi. Enigmi che uniscono Compostela alle leggende su Atlantide e all’antico Egitto. Iniziamo quindi questo nostro viaggio a ritroso nei secoli. Anzi, per la precisione, nei millenni…

San Giacomo Maggiore, così chiamato per distinguerlo da un altro Apostolo, San Giacomo Minore, nel Vangelo secondo Luca, è uno dei Figli del Tuono. Insieme a Giovanni era tra gli apostoli più vicini a Gesù. Nei dodici anni che seguirono la morte di Gesù, Giacomo predicò in Spagna. Erode Agrippa lo fece decapitare nell’anno 42.
Secondo quanto tramandato dalle cronache, il sepolcro contenente le spoglie del santo, portate nella penisola iberica da Gerusalemme dopo il martirio, fu scoperto in seguito a una visione luminosa dall’eremita Paio, o anche Pelayo, il cui nome che significa “uomo del mare”. Un giorno l’anacoreta vide alcune luci danzare sopra una fitta vegetazione che nascondeva un piccolo mausoleo.Il vescovo Teodomiro, avvisato di tale prodigio, si recò sul posto dove scoprì i resti dell’apostolo. Dopo questo evento miracoloso il luogo venne denominato campus stellae (“campo di stelle”) dal quale deriva l’attuale nome di Compostela, oggi Santiago De Compostela.

Ben presto si apre una strada di pellegrinaggio.
E qui storia e leggenda cominciano a intrecciarsi con fili sempre più stretti. Uno di questi fili ha nome Pelayo, l’uomo che viene dal mare, che ci ricorda i misteriosi “portatori di civiltà” di cui parlano le leggende di molti antichi popoli.Un altro filo ha nome Carlo Magno

Per pubblicizzare il pellegrinaggio si fece quella che oggi chiameremmo un’operazione di marketing, ovvero si sfruttò la fama di Carlo Magno. Anche se il sovrano, probabilmente, a Compostela non ci mise mai piede, la connessione con il pellegrinaggio era talmente assodata che sul sarcofago di Carlo Magno venne rappresentata la direzione di Compostela con due scie di stelle. E questa doppia scia di stelle, secondo una recente teoria, potrebbe celare una storia segreta con implicazioni geografiche sorprendenti. Già, perché le due linee di stelle sul sarcofago di Carlo Magno esisterebbero nella realtà.Ma per capire bene, dobbiamo continuare il nostro viaggio tra storia e leggenda andando ancora più indietro nel tempo…questa volta, per la precisione, nei millenni…

La prima linea, quella più a sud, parte dalla Catalogna francese e tocca il picco Stella, dopo 23 chilometri il monte Stella, dopo altri 20 chilometri il monte Tre Stelle e, infine, a 400 chilometri di distanza, la città di Estella. Ancora più a ovest c’è Aster o Astray. Tutte queste località sono situate tra i 42 gradi e 30 primi e i 42 gradi e 36 primi di latitudine.

La seconda linea di stelle, quella più a nord, parte dalla Catalogna, a Les Esteilles, passa per Estillon, per Lizarra, per Lizarraga e per Liceilla, tutti termini che significano “stella” nelle varie lingue del luogo. E queste località sono situate tra i 42 gradi e 46 primi e i 42 gradi e 50 primi di latitudine.Porre sei punti quasi sul medesimo parallelo non può essere considerata una coincidenza, al contrario è un’operazione che richiede strumenti molto sofisticati.Due “scie di stelle” che terminano sull’oceano…

E se invece di andare da est a ovest, la direzione originaria fosse stata quella opposta?
In questo caso avremmo una strada che parte dall’oceano per dirigersi all’interno. Una strada utile ad uomini che provenivano dal mare. E, guarda caso, sarebbero svariati i viaggiatori che, nel corso dei secoli, proprio qui vicino, sono approdati…

Secondo la leggenda, il più antico viaggiatore sbarcato sulle coste della Galizia fu Ercole. Dopo avere razziato i buoi del gigante Gerione, che si trovavano su un’isola “ai confini dell’occidente”, Ercole li nascose in una grotta situata sotto una torre ancora esistente: la Torre d’Ercole. Oggi il più antico faro del mondo ancora in attività.

Il secondo leggendario sbarco sarebbe avvenuto all’epoca del diluvio: si tratta di Noè. I personaggi simili a Noè sono numerosi. Solo per fare alcuni esempi, quello Maya sbarcò in America centrale, quello berbero sull’Atlante e, secondo una antica leggenda galiziana, un Noè sarebbe sbarcato nel golfo che porta ancora il suo nome. Il Golfo di Noya. Quindi sarebbe sbarcato proprio qui il Noè della leggenda galiziana.Curioso particolare, ancora oggi il simbolo dei pellegrini che sono stati a Compostela, è una conchiglia come questa.

E se le leggende avessero un fondo di verità?
Cos’hanno in comune questi personaggi, oltre ad una storia apparentemente simile?
Uno studioso di esoterismo e Tradizione, Louis Charpentier, ha provato a localizzare nel tempo le loro vicende…

Nell’iconografia classica Ercole viene raffigurato armato di arco e clava, simile a un “uomo delle caverne”, un uomo primitivo, il che lo collocherebbe prima dell’Età del Bronzo.Inoltre con il suo nome venivano identificati anche i più lontani luoghi conosciuti, come le Colonne d’Ercole, a lungo considerate i confini del mondo noto. Avremmo quindi personaggi di due tipi: Ercole, che simboleggia una popolazione primitiva e Noè, rappresentante l’uomo progredito.E allora qual è la vera direzione di questo cammino? Quella che dal mare partiva, o quella che al mare portava? Ma c’è dell’altro perché in Europa, di queste vie, ce ne sarebbero tre in tutto e, cercando bene, se ne potrebbe forse trovare una quarta…

Un cammino, simile a quello di Compostela è situato in Inghilterra, poco al di sopra del 51mo parallelo. Una linea retta che unirebbe la costa est a quella ovest, passando per luoghi come Canterbury, Stonehenge, Avebury e molti altri, tutti siti in cui si trovano complessi megalitici.

Un’altra strada, situata in Francia poco sopra il 48mo parallelo, unirebbe Saint-Odile alla punta estrema dell’Armorica. Su questa ideale linea retta si trovano Chartres e alcuni siti megalitici.

Curiosamente, questi cammini presentano una strana coincidenza: quello in Spagna è sul 42mo parallelo, quello in Francia sul 48mo e quello in Inghilterra sul 51mo. Se ce ne fosse un quarto sul 45mo parallelo, sarebbero esattamente a tre gradi di distanza l’uno dall’altro. È possibile supporre che il quarto cammino passasse per Lascaux giungendo fino a Lugon-Libourne.
In questo modo avremmo quattro vie parallele esattamente equidistanti tra loro. Ma cos’hanno in comune questi immaginari cammini? Tutti e tre vanno sull’Atlantico, dove sboccano in golfi profondi, riparati e finiscono in zone dai rilievi scoscesi. Seguono tutti un parallelo terrestre con una precisione incredibile. Comprendono luoghi che sono antichissime mete di pellegrinaggio. Le leggende parlano di uomini venuti dal mare che portarono la conoscenza. Già, ma da dove provenivano?

Le tradizioni di arrivi marittimi post diluviani sono presenti sia nelle leggende delle civiltà europee che in quelle sud americane.
Agli occhi dei primitivi abitanti di quelle terre, queste figure parvero Esseri di origine divina. Vi sono segni incisi un po’ ovunque che non possono essere casuali ripetizioni. Simboli che, pur molto semplificati e di fogge diverse, sono conosciuti da quasi tutte le civiltà del pianeta: i labirinti. Da sempre simbolo del cammino iniziatico dell’uomo verso la conoscenza, il labirinto è un simbolo antichissimo che, prendendo per buona la descrizione che Platone fa di Atlantide, ne ricorda la pianta della capitale, con le mura e i canali concentrici, dagli ingressi sfalsati, praticamente imprendibile per i nemici che avessero voluto raggiungerne il centro, sede del potere.

Ecco che, ancora una volta, riaffiora la leggenda di Atlantide. Ed è difficile non notare che, se per gli europei questi esseri divini provenivano da ovest, per gli indio americani, provenivano da est. Ma in mezzo c’è solo l’Atlantico…

Intervista a Graham Hancock, scrittore e ricercatore
Cos’è Atlantide? Platone parlava dell’esistenza di una terra nell’Oceano Atlantico. E sempre Platone indicava una data specifica in merito alla distruzione di Atlantide, ovvero circa 9000 anni prima del suo tempo. E dato che Platone è vissuto 2500 anni fa, la data a cui fa riferimento risale a 11.500 anni fa.
Allora. Se Platone non si fosse basato, nel fare queste enunciazioni, su fatti realmente accaduti, per quale strana coincidenza avrebbe scelto proprio quella data, ovvero una data che risale esattamente a 11500 anni fa? Noi sappiamo che proprio in quel periodo, 11500 anni fa, il livello delle acque del mare cominciò a salire in tutto il mondo. La terra stava attraversando un periodo di tremendi cataclismi, che noi chiamiamo la fine dell’Era Glaciale. E se mai ci fu un tempo in cui una grande civiltà sarebbe potuta sparire, è proprio quel periodo. Platone ha identificato esattamente il momento più propizio al verificarsi di una tale tragedia. E credo quindi che noi dovremmo prendere seriamente le sue affermazioni.
Platone è la più antica fonte di informazioni che ci sia rimasta sulla tradizione di Atlantide. Ma nel mondo esistono oltre un migliaio di miti e di tradizioni che parlano di una grande civiltà distrutta da un’immane inondazione circa 11.000 o 12.000 anni fa. Leggende analoghe esistono anche in India. Credo che si possa addirittura parlare di una civiltà che si era diffusa in tutto il mondo. Una civiltà che aveva nella navigazione e nell’oceano il suo principale mezzo di comunicazione. Una civiltà che si era insediata nelle zone costiere che sono ora sommerse dalle acque. E ritengo che questa civiltà fosse fortemente presente nell’Oceano Atlantico.

Ma Compostela, indipendentemente dalle varie teorie, è un luogo di pellegrinaggio verso la tomba di un santo.Chi intraprende questo cammino si reca ad ovest, direzione “di morte” per molti popoli…

A ovest si dirige il defunto Egizio, a ovest sono situate le Isole Felici dei Celti. Sempre a ovest si trova la terra degli Antenati.
L’ovest è stato scelto come dimora dei defunti, in quanto direzione in cui tramonta il sole, Ma per “morte” non si intende solo la fine della vita. Morte è anche il passaggio da una condizione di vita ad un’altra. Per esempio, per gli iniziati, la morte è il passaggio dalla condizione di uomo normale a quella di uomo sapiente.In quest’ottica, il Cammino sarebbe una via iniziatica.

Ma c’è qualcosa che può provare un lontano arrivo di antichi viaggiatori che provenivano dal mare? Ci troviamo nella terra dei baschi, un popolo la cui origine si perde nella notte dei tempi e di difficile collocazione etnico linguistica, ma con una caratteristica che lo accomuna ad altre civiltà. Tutto parte dal sangue.
Dalle analisi dei gruppi sanguigni di varie zone geografiche, risulterebbe che il gruppo zero è poco frequente nell’Europa centrale ma, al contrario, è molto comune in zone ben delimitate, tutte situate vicino al mare o su vie fluviali.
Lo zero potrebbe forse essere il gruppo sanguigno di un popolo proveniente dal mare?

C’è una cosa ancora sulla quale vogliamo soffermarci, anche perché potrebbe essere una delle chiavi per la comprensione di un passato che presenta molti punti oscuri. Le leggende collocano un cataclisma, che lo si voglia chiamare diluvio o meno non ha importanza, che sarebbe avvenuto in una data abbastanza precisa: il 9600 a.C. Potrebbe essere questa la “data degli enigmi”?

Intervista a Graham Hancock, scrittore e ricercatore
L’anno 9600 Avanti Cristo rappresenta un periodo molto importante nella storia del mondo. Vorrei dare un suggerimento al pubblico di “Voyager” : se avete intenzione di esplorare i misteri dell’antichità per vostro conto, osservate con attenzione quel periodo.
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11.600 anni fa – ovvero l’anno 9600 a.C. è esattamente il periodo a cui Platone fa risalire la distruzione, provocata da un succedersi di inondazioni e di terremoti, della grande civiltà di Atlantide. Esaminando attentamente gli studi geologici con l’aiuto delle più moderne tecnologie, possiamo constatare che, stranamente, Platone sceglie la data più significativa degli ultimi 10.000 anni. Perché proprio quella data, il 9.600 a.C., segnò il culmine del cataclisma che mise fine all’Era Glaciale. Quella data coincide, infatti, con un periodo di crescita estremamente rapida del livello del mare.
Il livello del mare si alzò di venti metri in una sola notte. Proviamo ad immaginare cosa accadrebbe alla nostra civiltà, se il livello del mare crescesse di venti metri nel giro di una notte. Tutte le città costiere del mondo sarebbero distrutte immediatamente. E se una cosa del genere dovesse verificarsi, mi domando se la nostra civiltà riuscirebbe a sopravvivere, o se tutto piomberebbe nell’anarchia e nel caos, fino alla completa distruzione. pensiamo all’impotenza rispetto al recente tsunami in Indonesia e ai danni che ha provocato in quell’area del mondo. Non siamo stati in grado di affrontare un tale cataclisma. Immaginiamo allora il verificarsi di un fenomeno simile allo tsunami indonesiano, ma di una potenza mille volte maggiore. Riuscirebbe la nostra civiltà a sopravvivere a un tale cataclisma? Non credo. Per concludere, l’anno 9600 a.C. corrisponde alla data in cui Platone colloca la fine della civiltà di Atlantide. E corrisponde anche esattamente alla data indicata nella tradizione indiana della scomparsa di una grande civiltà a largo delle coste meridionali dell’India. Esattamente la stessa data! E coincide anche perfettamente con quanto riscontrato dai geologi in merito alla fine dell’Era Glaciale, ovvero il verificarsi di un istantaneo quanto catastrofico innalzamento del livello del mare, accompagnato da sconvolgenti terremoti. Ebbene, sì, il 9600 a.C. è una data cruciale, una data che richiederebbe ricerche più approfondite, che potrebbero fornire un gran numero di informazioni sul passato della razza umana.

Queste sono solo teorie.
Di certo la storia ci ha tramandato questa basilica, ora molto cambiata rispetto all’originale, arricchita dal barocco spagnolo. Ma anche la cattedrale di Compostela ha qualcosa di misterioso, qualcosa che l’occhio non può cogliere e che alcuni vogliono sia legato a una civiltà dimenticata…

La costruzione dell’attuale basilica, iniziò verso la fine dell’XI secolo. Come la maggior parte delle chiese medievali anche la cattedrale di Compostela non è costruita su una linea retta. Il coro, infatti, è inclinato sulla sinistra, verso nord, rispetto alla navata centrale. Il portale occidentale non è perpendicolare alla navata e la facciata è leggermente inclinata verso nord.
Il motivo di questa caratteristica architettonica è sconosciuto. Non può essere dovuto ad errori di costruzione, chi era in grado di realizzare capolavori di perfezione come le cattedrali, di sicuro non cadeva in grossolane imprecisioni di questo genere. E’ invece un fatto che questa inclinazione particolare la si ritrovi anche in molti siti megalitici, nonché in antico Egitto, nel Tempio dell’Uomo che si trova a Luxor.
Siamo ancora una volta di fronte a una conoscenza trasmessa segretamente, una tradizione che si perde nei millenni?
In genere la costruzione delle chiese è attribuita a sovrani o a vescovi ma, ovviamente, erano i capimastro a realizzarle, persone che di solito facevano parte di confraternite.
Erano forse loro a inserire nelle costruzioni misteriose simbologie iniziatiche, come i matracci alchemici che questi personaggi del portale tengono in mano? Gli stessi simboli li ritroviamo, solo per fare un esempio, nella cattedrale di Chartres.
Ancora e solo una coincidenza?

Abbiamo percorso trasversalmente i millenni e le leggende, partendo da Atlantide e arrivando ad oggi. E, come abbiamo visto, c’è molto su cui riflettere, enigmi che potrebbero forse portarci a riscrivere un lontano passato. Un’antichissima leggenda, di molto anteriore al cristianesimo, chiamava il percorso che porta al luogo di San Giacomo, il “cammino delle stelle” sulla Terra, ovvero la Via Lattea nel cielo. Ma non è tutto. Al termine della Via Lattea c’è la costellazione del Cane Maggiore e la leggenda riferisce di un cane che accompagnava sempre San Giacomo.

Ancora una volta abbiamo constatato come realtà e leggenda sono strettamente legate tra loro. Ma c’è una cosa sulla quale ci vogliamo soffermare:
Grafica: GENESI 6,4
“C’erano sulla terra i giganti a quei tempi, quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro dei figli: sono questi gli eroi dell’antichità”
In alcune antiche lingue la parola “angelo” era tradotta anche come “gigante”. Sono forse questi giganti i costruttori degli antichi colossali monumenti che si trovano un po’ ovunque sulla Terra…?
Ancora una volta, gli enigmi continuano mentre leggenda e storia si intrecciano…

Dal sito: www.voyager.rai.it

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