Assassinio su Marte

Assassinio su Marte

di: Alessio Mannucci

Secondo il geologo americano Dirk Schulze-Makuch, ricercatore della Washington State University, le due sonde Viking che hanno visitato Marte 30 anni fa, nel 1976 e nel 1977, avrebbero trovato microganismi alieni, ma, inavvertitamente(?), li avrebbero uccisi. Schulze-Makuch sostiene che le due sonde Viking del 1976 e 1977 cercavano forme di vita più simili a quelle presenti sulla terra, e per questo motivo avrebbero sottovalutato l’esistenza dei microrganismi presenti sul pianeta. “Il problema – ha detto lo studioso – è che non avevano alcuna idea dell’ambiente di Marte”.

Quello che appare come un paradosso, è in realtà, secondo l’astrobiologo, facile da comprendere. I ricercatori impegnati negli anni settanta alla missione Viking non potevano immaginare di danneggiare forme di vita di cui non sospettavano nemmeno l’esistenza. Sono infatti recentissime le ricerche che permettono una nuova lettura dei risultati delle missioni Viking.

Il ricercatore, insieme al suo collega Joop Houtkooper, dell’università tedesca Justus-Liebig di Giessen, è partito dall’ipotesi che il pianeta rosso ospiti microorganismi che utilizzano un miscuglio di acqua e perossido di idrogeno (H2O2), un potente ossidante, come fluido vitale. Questo miscuglio offrirebbe almeno due vantaggi a simili organismi, nell’ambiente molto freddo e secco di Marte: a seconda della sua concentrazione nell’acqua, l’H2O2 resta liquido fino a una temperatura di meno 56,5 gradi Celsius; inoltre, il perossido di idrogeno ha la capacità di attirare il vapore acqueo che si trova nell’atmosfera, una strategia vitale su Marte, dove l’acqua allo stato liquido è rara. Secondo i due astrobiologi, gli esperimenti condotti dagli scienziati delle missioni Viking potrebbero aver distrutto microrganismi nativi di Marte: l’acqua versata su campioni di suolo marziano sarebbe stato fatale ad esseri viventi il cui metabolismo dipendeva dall’H2O2, facendoli annegare o provocandone la combustione.

Questa ipotesi, secondo i due ricercatori, è suffragata dai risultati di una serie di esperimenti chimici condotti all’epoca. Gli scienziati al lavoro sulle sonde Viking negli anni Settanta non cercavano organismi dal metabolismo fondato sul perossido di idrogeno, perchè all’epoca non si immaginava che simili forme di vita potessero esistere.

La teoria viene presentata nel preciso momento in cui una commissione del National Research Council sta concludendo i suoi lavori relativi alla ricerca di eventuali forme di vita aliene. La commissione è composta da scienziati convinti che l’attuale percezione di possibili forme di vita extraterresti sia troppo limitata per consentire di affrontare l’esplorazione senza pregiudizi. In altre parole, mom si può andare a cercare, nello spazio, forme di vita simili alla nostra. Il rischio è quello di non rendersi conto dell’esistenza di altre forme di vita, se non, addirittura, di ucciderle.

Questo vizio “antropocentrico”, d’altronde, è una costante della storia dell’umanità, e accompagnerà, c’è da starne sicuri, anche la futura conquista dello spazio.

Data articolo: gennaio 2007

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E-mail: Alessio Mannucci

Fonte: ECPlanet Quotidiano tecnologico e scientifico (http://www.ecplanet.com/canale/astronomia-9/sistema_solare-114/1/0/28800/it/ecplanet.rxdf)

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