C’era una volta il Concordato

«Il terzo ramo del Parlamento»
Intervista a Stefano Rodotà 

«Un crescendo di azione non tanto pastorale quanto politica: è un dato di fatto indi­scutibile e la manifestazione evidente si è avuta durante il re­ferendum sulla fecondazione assistita. Parallelamente, non c’è stata da parte delle istituzio­ni e del mondo politico una ade­guata riflessione su questo nuo­vo corso della Chiesa che ha manifestato sempre più in ma­niera netta la sua intenzione di agire come soggetto politico nella vita italiana». Stefano Rodotà sintetizza in questo modo l’analisi di quello che sta avve­nendo in queste ultime settima­ne a proposito dei Dico e di ogni legge dello Stato che entra in qualche modo in contrasto con i dettami della Chiesa di Roma.  

Professore, a piazza San Pie­tro tuona sempre più forte…

Questo scendere in campo di­rettamente pone, non in astratto, il problema se la Chiesa possa o meno esprimere la sua opinione, che è del tutto scontato. Bisogna però valutare le conseguenze dei suoi interventi soprattutto quan­do la Chiesa interviene in forme tali da mettere in discussione la legittimità stessa dell’azione isti­tuzionale della Repubblica. Evidentemente c’è in atto un muta­mento perché non si tratta solo di dare indicazioni ai fedeli, all’opinione pubblica, su quelli che sono gli orientamenti della Chiesa ma si individuano dei limiti all’azione del­lo Stato.  E’ quello che hanno    fatto nell’ultimo periodo con molta nettezza sia il papa sia il cardinal Ruini: hanno detto che ci sono delle materie – indicando specificamente questa volta la famiglia ma facendo discorsi di portata più generale – nelle quali i con­fini sono segnati dal diritto na­turale. Questa è la sostanza del­la situazione.

Quindi ha sempre più peso nelle scelte dello Stato?

Ci sono passaggi importanti. L’invito al dialogo del presiden­te della Repubblica, le indica­zioni che qualcuno ha voluto trarre dal concordato Craxi sulla collaborazione Stato-Chiesa, tutti questi riferimenti non val­gono più perché la Chiesa stessa dice che in queste materie non ci sono possibilità di collabora­zione, non c’è possibilità di dia­logo, c’è un punto di vista che lo Stato deve accettare. Questa è la novità della situazione. Per dia­logare bisogna essere in due, ammesso poi che ci sia una pa­rità di situazioni tra Stato e Chiesa. La Chiesa si è chiama­ta fuori dal dialogo. Negli ultimi giorni vedo che volenterosamente alcuni appartenenti alle gerarchie ecclesiastiche tentano di ritessere questi fili. Però io non posso rivendicare che non più di un mese fa l’intervento del cardinal Martini sul caso Welby che, in maniera molto aperta, cercava proprio di riapri­re il dialogo e la discussione è stato immediatamente condan­nato dalla Chiesa. Il Vaticano, attraverso il suo rappresentante ufficiale in materia di bioetica monsignor Sgreccia, ha spiega­to che Martini era fuori dell’or­todossia mettendo a confronto ciò che è scritto nel catechismo e appunto le parole del cardina­le. Si è creata obiettivamente una situazione nella quale la Chiesa cerca di pesare come soggetto politico nella vita del­la Repubblica.

Quale la risposta della poli­tica?

Ci sono due punti di vista. Da una parte c’è il mondo cattolico che da sempre, si sa, non è in linea con queste posizioni. Dall’altro, sul   piano istituziona­le capisco che ci siano mo­tivi di prudenza legati alla difficile situazione politica, al fatto che al Senato ogni voto conta e che i cosiddetti teodem hanno un potere di in­terdizione molto forte. II livel­lo della risposta istituzionale quindi è stato insoddisfacente. Capisco che la situazione poli­tica è completamente diversa ma la dignità con cui De Gasperi reagiva ai tentativi del Vati­cano di determinare situazioni della politica italiana attiene ormai al passato.

Quando è avvenuta la svol­ta? Potremmo inquadrarla nella beatificazione di Pio IX?

Sono fatti che illuminano il percorso che la Chiesa sta facen­do ma credo che la svolta sia avvenuta con il referendum sulla procreazione assistita. Con la creazione dell’organismo Scien­za e vita si è palesato il braccio secolare della Chiesa nella batta­glia politica di quel momento. Credo che quello sia stato il vero momento di svolta.

Allora la politica è sempre di più prigioniera del voto cat­tolico?

Dieci anni fa scrivevo già di queste cose, delle ingerenze del cardinal Ruini, perché in quel momento la sponda della Demo­crazia cristiana è venuta meno e quindi la Chiesa ha cominciato ad agire in presa diretta sulla so­cietà italiana. E non possiamo sottovalutarla utilizzando il criterio tutto formale "ma la Chiesa può parlare o non può parlare". Certo che può parlare, è il mo­do e la situazione in cui parla che vanno valutati. La debolezza politica nasce dal fatto che non c’è più il partito unico dei catto­lici e questo determina in primo luogo una concorrenza. Ci sono infatti diversi partiti che si con­tendono il sostegno della Chie­sa e quindi tendono a mostrarsi il più possibile ortodossi e, da questo punto di vista, cresce il potere d’intervento della Chiesa attraverso la situazione oggettiva che si è verificata. In secon­do luogo su tutta una serie di te­mi c’è una regressione cultura­le. La riflessione sulle legittime posizioni che lo Stato deve man­tenere, questa consapevolezza è grandemente diminuita e ciò in­debolisce l’azione pubblica. Non ultimo il problema, che ho già esposto, di una situazione parlamentare in cui gruppi mol­to ristretti e ridotti riescono a esercitare un potere enorme.

 
"Gruppi di pressione? Il Vaticano di sicuro"
Il Papa e la grande lobby.

Onorevole Bonino, la Chiesa preme. "La famiglia mostra segni di cedimento sotto la pressione di lobby che hanno la capacità di incidere sui processi legislativi", ha appena detto il Papa.
"Da che pulpito, viene da chiedersi".

Perché?

"Le gerarchie ecclesiastiche di lobby e di potere sì che se ne intendono, questo è certo. Lo esercitano con un fuoco sparato in tutte le occasioni e in tutti i modi. Mi sembra una teoria balzana. Quali sarebbero poi queste lobby?".

Secondo lei?

"Io non ne conosco. Conosco dei cittadini che anzi fanno fatica a organizzarsi, credenti o non credenti che siano, per esprimere per lo meno la libertà delle loro scelte, visto che il perno della religione cattolica dovrebbe essere il libero arbitrio. Quelle che conosciamo sono caso mai le lobby vaticane".

E i gruppi gay, non sono lobby?

"D’accordo (ride). Ma mi sembrano limpidi, pubblici, trasparenti, non proprio potentissimo, fino a prova contraria. Mi sembra veramente un’idea bizzarra".

Resta il fatto che la legge sui Dico preoccupa le gerarchie ecclesiastiche. Il cardinale Poletto parla di "disgregazione imperante", il cardinal Caffarra di "capolinea, verso cui si sta marciando", anche se il cardinal Martini appare molto più equilibrato e dice che la famiglia "più che difesa, va promossa e valorizzata".

"A me impressionano molto due cose. La prima è questa ossessione pervasiva, questa ingerenza che avviene, alla faccia del Concordato, solo e soltanto sul territorio italiano. Non ho visto quest’ira di Dio in Spagna, durante il dibattito sui Pacs, non lo vedo in Fiandra dove coi cattolici nella maggioranza hanno fatto leggi sull’eutanasia, Pacs e quant’altro".

Invero la Chiesa si è impegnata anche in Portogallo, nel recente referendum sull’aborto. La seconda cosa che la impressiona?

"Questa grande arroganza e chiusura della Chiesa mi pare – sarò strana – un enorme segno di debolezza".

Perché?

"Questa Chiesa così arroccata, che non ha quasi più nulla a che vedere con quella del Concilio Vaticano II che si apriva all’evoluzione della società, mi sembra una Chiesa passatista, debole, appunto. Una Chiesa che parla ai politici come se non riuscisse più a parlare ai credenti. Se questa non è ingerenza ossessiva, puntuta, giornaliera nelle faccende politiche – sottolineo, politiche – del Paese, mi si faccia un esempio di cos’è un’ingerenza. E’ chiaro che se il Concordato lo violano loro ogni giorno, tanto vale abrogarlo. A di là di questo…".

Dica.

"Mi sembra anche il segno di una Chiesa classista".

Classista?

"Sì, perché i ricchi e i benestanti alla fine non hanno bisogno né della reversibilità della pensione, né dei Pacs, né della procreazione assistita che si vanno tranquillamente a fare all’estero. Ho l’impressione che, lo vogliano o no, invece di essere la Chiesa dei deboli, finisca per essere contro i deboli. Con un’ossessione omofobica molto accentuata, per giunta".

Omofobica?

"Proprio oggi leggevo il cattolicissimo Giuseppe De Rita, che sostiene che la Chiesa, quella per del vertice per lo meno, deve risolvere il suo rapporto con i gay, ai quali non parla. E che dire del divieto di entrare in Chiesa a Welby, mentre vedi fior fiore di cardinali schierati al funerale di Pinochet o di qualche altro dittatore? Mi sembra una Chiesa arrogante perché debole. Da laica, mi arrabbio".

Mentre la Chiesa attacca, la legge sui Dico approda in Senato in settimana: come la vede?

"Non è bellissima ma è il meglio che si poteva ottenere. Riconosco che Bindi e Pollastrini hanno fatto un lavoro eccellente per trovare un compromesso e dò atto ai cattolici della Margherita che sono riusciti a isolare Rutelli. Ma ora se questo stillicidio della Chiesa continua e non c’è una reazione forte da parte della società civile, temo che finirà per arenarsi".

Dal sito www.radicali.it

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: