Racconto di Asimov

L’ultima domanda

L’ultima domanda venne posta per la prima volta, quasi per scherzo, il 21 maggio 2061, in un momento in cui l’umanità cominciava a intravedere finalmente un po’ di luce. La domanda era il risultato di una scommessa di cinque dollari, nata durante una bevuta, ed ecco come andò la cosa:

Alexander Adell e Bertram Lupov erano due dei fedeli assistenti addetti a Multívac. Sapevano – così come era dato saperlo a due esseri umani – che cosa c’era dietro la fredda, lampeggiante, ticchettante faccia – chilometri e chilometri di faccia – del gigantesco calcolatore. Avevano se non altro una nozione vaga del piano generale di relay e di circuiti che da tempo aveva superato il limite oltre il quale una singola mente umana non poteva assolutamente conservare una chiara visione d’insieme.

Multivac si auto-regolava e si auto-correggeva. Doveva essere così, perché nessun essere umano poteva regolarlo o correggerlo con sufficiente rapidità o in modo adeguato. Così, Adell e Lupov badavano al mostruoso gigante solo in modo leggero e superficiale, e al tempo stesso come meglio non era possibile, trattandosi di uomini. Vi inserivano dati, adattavano le domande alle necessità del calcolatore e traducevano le risposte che questo forniva. Senza dubbio, tanto loro due che gli altri loro colleghi avevano pieno diritto di bearsi della gloria che spettava a Multivac.

Per decenni, Multivac aveva dato una mano, per così dire, a progettare le navi e a calcolare le traiettorie che mettevano in grado gli uomini di arrivare sulla Luna, su Marte e su Venere ma, al di là di quelli, le scarse risorse della Terra non consentivano alle navi di affrontare il viaggio. Troppa energia era richiesta per i lunghi percorsi. La Terra sfruttava le sue riserve di carbone e di uranio con efficienza crescente, ma in sé quelle riserve erano limitate.

Lentamente, tuttavia, Multivac aveva imparato quanto bastava per rispondere in modo più fondamentale a domande più profonde e, il 14 maggio 2061, quella che era stata una teoria, era diventata un fatto concreto.

L’energia del sole veniva ora immagazzinata, trasformata e utilizzata direttamente, su scala planetaria. La Terra intera poteva spegnere i suoi fuochi alimentati a carbone e le sue centrali nucleari, per far scattare l’interruttore che connetteva il tutto a una piccola stazione, di un chilometro e mezzo di diametro, in orbita attorno alla Terra a una distanza che era la metà di quella della Luna. Tutto, sulla Terra, funzionava ora grazie agli invisibili raggi dell’energia solare.

Sette giorni non erano bastati a offuscare la gloria di quell’avvenimento, ma Adell e Lupov riuscirono finalmente a sottrarsi alle celebrazioni pubbliche per rifugiarsi in santa pace dove nessuno avrebbe pensato di cercarli, ossia nelle deserte sale sotterranee dove s’intravedevano alcune parti del possente corpo sepolto di Multivac.

Si erano portati una bottiglia, e la loro unica preoccupazione, al momento, era di rilassarsi l’uno in compagnia dell’altro e con l’aiuto di un abbondante beveraggio.

«E’ incredibile, se ci pensi bene» disse Adell. La larga faccia era segnata dalla stanchezza, ed egli agitava lentamente la bibita con una cannuccia di vetro, osservando i cubetti di ghiaccio nei loro stentati spostamenti. «Tutta l’energia che potremmo mai desiderare di usare, completamente gratuita. Energia a sufficienza, qualora decidessimo di farne spreco, per fondere tutta la Terra in un unico gocciolone di ferro liquido e impuro, senza minimamente dar fondo, per questo, alla riserva totale. Tutta l’energia che potremo mai usare, insomma, per sempre, per sempre e ancora per sempre.»

Lupov piegò la testa da un lato. Era un vezzo, che aveva, quando si metteva in mente di fare il Bastian contrario; e ne aveva una gran voglia, in quel momento, forse perché era toccato a lui procurare il ghiaccio e i bicchieri. «Per sempre poi no» disse.

«Andiamo Bert, praticamente per sempre, sì. Fino a che il sole non sarà scarico, per lo meno.»

«Be’, non per sempre, allora.»

«Ma sì, come vuoi tu. Per miliardi e miliardi di anni. Venti miliardi, facciamo. Soddisfatto, sì?»

Lupov si passò le dita tra i capelli sempre più radi, come per assicurarsi che gliene rimanesse ancora qualcuno, e sorseggiò pian pianino la sua bibita. «Venti miliardi di anni non è per sempre.»

«Be’, durerà almeno finché ci siamo noi, no?»

«Se è per questo, sarebbero durati anche il carbone e l’uranio.»

«D’accordo, ma ora possiamo allacciare ogni singola nave alla Stazione Solare, e farla andare e tornare da Plutone un milione di volte senza doverci più preoccupare del combustibile. Prova a farlo con il carbone e l’uranio, se sei capace! Del resto, se non mi credi, domandalo a Multivac.» «Non ho bisogno di domandarlo a Multivac. Lo so.» «Allora piantala di minimizzare quello che Multivac ha fatto per noi» disse Adell, accalorandosi. «E’ stato bravissimo!»

«Chi dice di no? Io dico solo che un sole non dura in eterno. Basta, non ho detto altro! Per venti miliardi di anni siamo tranquilli; e poi?» Lupov puntò contro l’altro l’indice che tremava leggermente. «E non venire a dirmi che potremo attaccarci a un altro sole.»

Per un po’, rimasero in silenzio. Solo di tanto in tanto Adell si portava il bicchiere alle labbra, e Lupov un po’ alla volta aveva chiuso gli occhi. Riposavano, tutti e due.

Poi, Lupov riaprì gli occhi di scatto. «Stai pensando che, quando il nostro sarà esaurito, ci attaccheremo a un altro sole, vero?»

«Non sto pensando affatto.»

«Sì, invece. Tu manchi di senso logico, ecco qual è il tuo difetto. Sei come quel tale della storiella, che essendo stato sorpreso da un acquazzone era corso fino a un boschetto e si era rifugiato sotto un albero. Era tranquillo, lui, perché pensava che, una volta che si fosse bagnato ben bene quell’albero lì, non doveva fare altro che spostarsi sotto un altro.»

«Ho capito, sì» disse Adell. «E’ inutile che gridi. Una volta spento il nostro sole, anche le altre stelle si saranno esaurite, nel frattempo»

«Puoi star sicuro che si saranno esaurite» borbottò Lupov. «Tutto ha avuto origine in una prima esplosione cosmica, qualsiasi cosa fosse, e tutto avrà una fine quando le stelle si saranno scaricate ben bene. Alcune si spegneranno più in fretta di altre. Le stelle giganti dureranno al massimo cento milioni di anni. Il sole durerà venti miliardi di anni, mettiamo, e le nane potranno durare cento miliardi di anni, per quel che servono. Ma lascia che passi un trilione d’anni, e tutto sarà sprofondato nel buio. L’entropia deve per forza raggiungere un massimo, tutto qui.»

«So tutto dell’entropia» disse Adell, con un tono di dignità offesa.

«Davvero? Non si direbbe.» «Ne so tanto quanto te.» «Allora sai anche che tutto finirà per decadere, prima o poi.»

«D’accordo. Chi ha detto il contrario?»

«Tu, l’hai detto, povero mammalucco. Hai detto che avevamo tutta l’energia di cui abbiamo bisogno, per sempre. Hai detto proprio "per sempre".»

Era Adell, ora, in vena di contraddire. «Può anche darsi che, un giorno o l’altro, si riesca a ricostituire tutto.» «Mai!»

«Perché no? Un giorno, non so quando.»

« Domandalo a Multivac.»

« Questo poi no.»

«Domandalo a Multivac, ti dico! Facciamo una scommessa: mi gioco cinque dollari che ti dirà di no anche lui.» Adell era abbastanza brillo per provare, abbastanza in sé per poter comporre i simboli e le operazioni necessarie per una domanda che, in parole, sarebbe suonata press’a poco così: Potrà un giorno il genere umano, senza dispendio di energia, essere in grado di riportare il sole alla sua piena giovinezza perfino dopo che sarà morto di vecchiaia?

O magari, in maniera più semplice, si sarebbe potuta formulare così: Com’è possibile diminuire in modo massiccio il quantitativo di entropia dell’universo?

Multivac si fece immobile e muto. i lenti lampi di luce cessarono, i lontani rumori del ticchettio dei relay si fermarono.

Poi, proprio quando i due tecnici terrorizzati sentivano di non farcela più a trattenere il respiro, vi fu un improvviso ritorno alla vita della telescrivente collegata con quella parte di Multivac. Le parole erano cinque in tutto: DATI INSUFFICIENTI PER RISPOSTA SIGNIFICATIVA.

«Niente scommessa» bisbigliò Lupov. E insieme si allontanarono in fretta dal sotterraneo.

Il mattino dopo i due amici, afflitti dal mal di testa e dalla bocca impastata, avevano già dimenticato l’incidente.

***

Jerrodd, Jerrodine e Jerrodette I e II osservavano sul quadro visivo i cambiamenti dello stellato mentre il passaggio attraverso l’iperspazio veniva completato in un lasso di nontempo. Tutto a un tratto, il pulviscolo di stelle cedette il posto alla predominanza di una singola e vivida biglia, proprio al centro del quadro.

«Quello è X-23,» disse Jerrodd, senza un attimo di esitazione. Intrecciò con forza le mani scarne dietro di sé, tanto che le nocche gli si sbiancarono.

Le piccole Jerrodette, due sorelline, avevano fatto per la prima volta in vita loro l’esperienza del passaggio nell’iperspazio ed erano un po’ imbarazzate a causa della momentanea sensazione di uscire da se stesse. Soffocavano le risate dietro le manine e si rincorrevano a vicenda attorno alla mamma, facendo un baccano indiavolato. «Siamo arrivati su X-23» gridavano, «siamo arrivati su X-23… siamo…» «Buone, bambine» le zittì Jerrodine, in tono severo. «Sei sicuro, Jerrodd?»

«Come si fa a non esserne sicuri?» ribatté Jerrodd, levando lo sguardo all’uniforme sporgenza metallica proprio al di sotto del soffitto. La sporgenza correva lungo tutta la cabina scomparendo poi attraverso le paratie alle due estremità. Era lunga come l’intera astronave.

Jerrodd non sapeva quasi niente a proposito di quel grosso tubo metallico, salvo che veniva chiamato Microvac; che, volendo, era possibile rivolgergli delle domande; che, oltre a rispondere a eventuali domande, aveva il compito di guidare la nave fino a preordinata destinazione. Inoltre, Microvac provvedeva a rifornirsi di energia dalle varie Stazioni Erogatrici Sub-Galattiche e, infine, risolveva le equazioni per i balzi iperspaziali.

Jerrodd e la sua famiglia non dovevano fare altro che aspettare, comodamente alloggiati nelle cabine dell’astronave.

Qualcuno, una volta, aveva detto a Jerrodd che «ac», alla fine di Microvac, in inglese antico stava per «calcolatore analogico», ma lui era ormai in procinto di dimenticare perfino questo.

Jerrodine aveva gli occhi lucidi, nel fissare il quadro visivo. «Non so cosa farci. Mi sento molto scossa al pensiero d’avere lasciato la Terra.»

«Ma perché, benedetta donna?» si meravigliò Jerrodd. «Non avevamo niente, laggiù, mentre su X-23 avremo praticamente tutto. Non ti sentirai sola, perché non sarai una pioniera: sul pianeta c’è già un milione e più di persone. Santo cielo, se pensi che i nostri pronipoti dovranno cercarsi nuovi mondi, perché X-23 sarà già sovraffollato!» Poi, dopo una pausa di riflessione: «Credi a me, è una vera fortuna che i calcolatori abbiano risolto il problema dei viaggi interstellari, considerato il modo come si moltiplica la razza.»

«Lo so, lo so» convenne Jerrodine, avvilita.

«Il nostro Microvac» saltò su Jerrodette 1, «è il Microvac migliore del mondo.»

«Certo, lo penso anch’io» disse Jerrodd, arruffandole i riccioli.

In effetti era bello poter avere un Microvac tutto per sé, e Jerrodd era contento di appartenere alla sua generazione. Al tempo in cui era giovane suo padre, gli unici calcolatori esistenti erano dei tremendi macchinoni che occupavano centinaia di chilometri quadrati di terra. Ce n’era non più di uno per pianeta. AC Planetari, si chiamavano. Per migliaia d’anni, non avevano fatto che aumentare di dimensioni finché, tutt’a un tratto, era subentrato il raffinamento tecnico. Al posto dei transistori, erano venute le valvole molecolari, per cui perfino il più grande degli AC Planetari poteva trovar posto in uno spazio pari alla metà del volume di una astronave.

Jerrodd provava un senso di esaltazione, cosa che sempre gli accadeva quando si ricordava che il suo Microvac personale era di gran lunga più complicato dell’antico e primitivo Multivac che per primo aveva domato il Sole, nonché quasi altrettanto complesso dell’AC Planetario Terrestre (il più grande di tutti) che per primo aveva risolto il problema del viaggio interstellare e reso possibile spostarsi da una stella all’altra.

«Tante stelle, altrettanti pianeti» sospirò Jerrodine, immersa nelle proprie meditazioni. «Le famiglie non faranno che trasferirsi su nuovi pianeti, per sempre, proprio come stiamo per fare noi ora.»

«Per sempre no» corresse Jerrodd, con un sorriso. «Un giorno o l’altro, tutto si fermerà, ma prima che accada dovranno passare miliardi di anni. Molti miliardi. Perfino le stelle si esauriscono, come ben sai. L’entropia deve per forza aumentare.»

«Che cos’è l’entropia, papà?» strillò Jerrodette II.

«L’entropia, cara, è una… un termine, ecco. Significa il quantitativo di decadimento dell’universo. Tutto si… – si scarica, diciamo così. Come il tuo piccolo robot walkie-talkie, ricordi?»

«E non si può inserire una nuova unità-di-energia, come facevamo per il mio robot?»

«Le stelle sono le unità di energia, mia cara. Una volta esaurite quelle, non ne rimangono più.»

All’istante, Jerrodette I scoppiò in un pianto disperato. «No, – no, papà, non voglio! Non lasciare che le stelle si scarichino, papà!»

«Hai visto cos’hai fatto, ora?» bisbigliò Jerrodine, esasperata.

«Come potevo immaginare che si sarebbero spaventate?» bisbigliò Jerrodd di rimando.

«Domandalo al Microvac» singhiozzò Jerrodette I. «Domandagli come si fa per riaccendere le stelle.»

«Coraggio, domandaglielo» disse Jerrodine. «Chissà che non serva a calmarle.» (Anche Jerrodette II aveva cominciato a piagnucolare.)

Jerrodd si rassegnò. «Buone, su, bambine. Ora sentiamo da Microvac, eh? Vedrete che ce lo dirà, state tranquille.» Rivolse la domanda al Microvac, affrettandosi ad aggiungere: «Rispondi per iscritto».

Qualche istante dopo, faceva sparire nel palmo la sottile striscia di cellufilm e diceva allegramente: «Ecco qua, Microvac dice di non preoccuparsi, che quando verrà il momento penserà lui a tutto.»

«E adesso a letto, bambine» intervenne Jerrodine. «Tra poco saremo nella nostra nuova casa.»

Prima di distruggere la strisciolina di cellufilm, Jerrodd lesse ancora una volta le parole: DATI INSUFFICIENTI PER RISPOSTA SIGNIFICATIVA.

Con un’alzata di spalle, riportò l’attenzione sul quadro visivo. X-23 era vicinissimo, ormai.

***

VJ-23X di Lameth fissò le nere profondità della mappa tridimensionale su scala ridotta della Galassia e domandò: «Che dici, siamo ridicoli a preoccuparci tanto della questione?»

MQ-17J di Nicron scosse la testa. «Non direi. Si sa che, al presente tasso di espansione, nel giro di cinque anni la Galassia si popolerà completamente.»

Sembravano entrambi sul principio della ventina, erano tutti e due alti e perfettamente formati.

«D’altra parte» osservò VJ-23X, «non so se sia il caso di presentare un rapporto pessimistico al Consiglio Galattico.»

«Io non esiterei, invece. È il solo rapporto possibile, secondo me. Li scuoterà un po’, si spera. Bisogna scuoterli, caro mio.»

VJ-23X sospirò. «Lo spazio è infinito. Cento miliardi di Galassie sono là che aspettano d’essere popolate. Ma che dico, di più!»

«Cento miliardi non sono affatto l’infinito, e per di più lo sono sempre di meno, a mano a mano che il tempo passa. Ma rifletti! Ventimila anni fa, l’umanità risolse il problema di come utilizzare l’energia stellare e, pochi secoli più tardi, il viaggio interstellare divenne una cosa possibile. Ebbene, l’umanità che aveva impiegato un milione di anni a saturare un unico, piccolo mondo, da quel momento ne ha impiegati soltanto quindicimila per riempire il resto della Galassia. Ora, ogni dieci anni la popolazione raddoppia…» «Possiamo ringraziare l’immortalità per questo» lo interruppe VJ-23X.

«Siamo d’accordo. Ma l’immortalità esiste, e non ci resta che tenerne conto. Intendiamoci, il suo lato negativo ce l’ha, non lo metto in dubbio. L’AC Galattico avrà risolto molti problemi, non discuto, ma nel risolvere quello per prevenire la vecchiaia e la morte, ha mandato a Patrasso tutte le altre sue soluzioni.»

«E d’altra parte, sii sincero: saresti disposto ad abbandonare la vita?»

«Neanche per idea» scattò MQ-17J, subito moderandosi e aggiungendo: «Non ancora. Sono ancora giovane, alla fin fine. Tu quanti anni hai?»

«Duecentoventitré. E tu?»

«Sono ancora sotto i duecento, io… Ma, per tornare al discorso di prima, la popolazione, dicevo, raddoppia ogni dieci anni. Una volta saturata questa Galassia, nel giro di dieci anni ne avremo popolata un’altra. Altri dieci anni, e ne avremo riempite altre due. Altro decennio, e ne avremo saturate altre quattro. Tempo un centinaio d’anni, e di Galassie ne avremo riempite un migliaio. In mille anni, un milione di Galassie. In diecímila anni, l’intero Universo conosciuto. E poi?»

«Senza contare» osservò VJ-23X, «che esiste un problema tutt’altro che secondario, ossia quello del trasporto. Mi domando quante unità di energia solare ci vorranno per trasferire Galassie di individui da una Galassia all’altra.»

«Osservazione quanto mai pertinente! Già oggi, l’umanità consuma qualcosa come due unità di energia solare all’anno.»

«Di cui la maggior parte va sprecata. In fin dei conti, la nostra Galassia da sola riversa un migliaio di unità d’energia solare all’anno, di cui noi ne usiamo soltanto due.» «D’accordo, ma anche con un’efficienza del cento per cento, non faremmo che rinviare la fine. Le nostre richieste di energia aumentano, in proporzione geometrica, anche più rapidamente della nostra popolazione. Esauriremo l’energia solare prim’ancora d’avere esaurito le Galassie. Hai fatto un’osservazione giusta. Sì, giustissima.»

«Ci toccherà costruire nuove stelle, ricavandole dal gas interstellare.»

«O dal calore dissipato?» domandò con sarcasmo MQ17J.

«Chissà che non esista un modo di invertire l’entropia?

Dovremmo proprio domandarlo all’AC Galattico.»

VJ-23X non diceva sul serio, ma MQ-17J estrasse di tasca il suo Contatto-AC e lo posò sul tavolo, davanti a sé.

«Ho una mezza voglia di farlo» disse. «È, un argomento che la razza umana dovrà pure affrontare, un giorno o l’altro.»

Fissava cupamente il suo piccolo Contatto-AC. In sé, l’apparecchio era un piccolo cubo insignificante, ma era collegato, attraverso l’iperspazio, con il grande AC Galattico che serviva tutto il genere umano. Tenuto conto dell’iperspazio, l’apparecchietto era parte integrale dell’AC Galattico.

MQ-17J si soffermò a domandarsi se, nel corso della sua vita immortale, sarebbe riuscito e vedere da vicino l’AC Galattico. L’AC stava su un piccolo pianeta tutto suo, ragnatela di linee di forza che abbracciava la materia entro la quale ondate di sub-mesoni prendevano il posto delle rozze valvole molecolari di un tempo. Tuttavia, nonostante i suoi dispositivo sub-eterici, era risaputo che l’AC Galattico si estendeva per ben trecento metri.

«Sarà mai possibile invertire l’entropia?» domandò inaspettatamente MQ-17J al suo Contatto-AC.

VJ-23X trasalì e si affrettò a precisare: «Ma, dì un po’. non pensavo certo che glielo domandassi davvero, sai?» «Perché no?»

«Perché sappiamo benissimo che non è possibile invertire l’entropia. Non si può ritrasformare fumo e cenere in un albero.»

«Avete alberi sul vostro pianeta?» domandò MQ-17J.

Il suono dell’AC Galattico li zittì all’improvviso, facendoli trasalire. La voce del possente calcolatore usciva bella e un po’ fievole dal piccolo Contatto-AC posato sulla scrivania. DATI INSUFFICIENTI PER RISPOSTA SIGNIFICATIVA, disse.

«Hai sentito?» mormorò VJ-23X.

Dopo di che, i due uomini ritornarono alla questione del rapporto da presentare al Consiglio Galattico.

***

La mente di Zee Prime misurò a spanne la nuova Galassia, mostrando soltanto un vago interesse per le innumerevoli stelle che la incipriavano. Sicuramente non l’aveva mai vista, quella. Sarebbe mai riuscito a vederle tutte? Numerose com’erano, ciascuna con il suo carico di umanità… Ma un carico che era più che altro un peso morto. Sempre di più, la vera essenza dell’uomo andava ricercata là fuori, nello spazio.

Menti, non corpi! I corpi immortali rimanevano laggiù sui pianeti, come sospesi al di sopra del tempo. Talvolta si ridestavano a un’attività materiale, ma il fenomeno si faceva sempre più raro. Pochi individui nuovi vedevano la luce e andavano ad aumentare le imponenti masse di moltitudini, ma che importanza aveva? Non c’era più spazio nell’Universo, ormai, per nuovi individui.

Zee Prime si scosse dalle sue meditazioni nell’imbattersi nelle volute lievi di un’altra mente.

«Sono Zee Prime» disse Zee Prime. «E tu?» «Mi chiamo Dee Sub Wun. La tua Galassia?» «La chiamiamo soltanto Galassia. E tu?» «Anche noi la chiamiamo soltanto così. Tutti chiamano così la loro Galassia. Che male c’è?»

«Ah, figurati! Tra l’altro, sono tutte uguali.»

«Proprio tutte, no. Su una particolare Galassia, la razza umana deve avere avuto origine, e questo la rende diversa.» «Su quale?» domandò Zee Prime.

«Non saprei. Ma l’AC Universale dovrebbe saperlo.»

«Vogliamo domandarglielo? Ora m’hai messo in curiosità.»

Le percezioni di Zee Prime si dilatarono fino a che le Galassie stesse si rimpicciolirono e divennero uno spolverìo diverso e più diffuso sopra uno sfondo assai più vasto. A centinaia di miliardi, ve n’erano, tutte con i loro esseri immortali, tutte recanti il loro carico di intelligenze, con menti che fluttuavano liberamente nello spazio. Eppure, una di esse era unica tra tutte, in quanto era la Galassia originale. Una di esse, nel suo vago e distante passato, aveva un periodo in cui era stata l’unica Galassia popolata dall’uomo.

Zee Prime ardeva dalla curiosità di vedere quella Galassia e chiamò: «AC Universale! Su quale Galassia ha avuto origine il genere umano?»

L’AC Universale udì, poiché su ogni mondo e attraverso tutto lo spazio aveva pronti i suoi ricettori, e ogni ricettore, attraverso l’iperspazio, conduceva a qualche punto ignoto dove l’AC Universale si teneva in disparte. Zee Prime sapeva di un solo uomo i cui pensieri erano penetrati entro una distanza dalla quale era ancora possibile captare l’AC Universale, e costui aveva riferito d’avere intravisto a fatica un globo luminoso, del diametro di mezzo metro.

«Ma è mai possibile che l’AC Universale sia tutto lì?» aveva domandato Zee Prime.

«La maggior parte di esso» era stata la risposta, «è nell’iperspazio. Sotto quale forma, proprio non saprei immaginare.»

Né alcuno lo poteva, perché ne era passato di tempo, Zee Prime lo sapeva, dal giorno in cui un uomo aveva avuto una parte sia pure secondaria nella creazione di un AC Universale. Ciascun AC Universale progettava e costruiva il suo successore. Ciascun AC, durante la sua esistenza di un milione di anni e più, accumulava i dati necessari a costruire un successore migliore, più complesso ed efficiente, in cui il suo stesso bagaglio di dati e di individualità sarebbe rimasto sommerso.

L’AC Universale interruppe i pensieri divaganti di Zee Prime, non con parole ma con una sorta di influsso direttivo. Zee Prime venne guidato entro il confuso mare delle Galassie fino a che una in particolare si ingrandì, mostrandosi in tutte le sue stelle.

Un pensiero, infinitamente lontano ma infinitamente chiaro, arrivò a Zee Prime: QUESTA E’ LA GALASSIA ORIGINALE DELL’UOMO.

Ma era identica a tutte le altre, alla fin fine e Zee Prime soffocò il suo disappunto.

Dee Sub Wun, la cui mente aveva accompagnato l’altra, domandò all’improvviso: «E una di queste è la stella originale dell’Uomo?»

LA STELLA ORIGINALE DELL’UOMO E’ DIVENTATA UNA NOVA, rispose l’AC Universale. E’ UNA NANA BIANCA.

«E gli uomini che ci vivevano sono morti?» domandò Zee Prime, senza riflettere.

COME SEMPRE IN QUESTI CASI, disse l’AC Universale, PER I LORO CORPI E’, STATO COSTRUITO IN TEMPO UN MONDO NUOVO.

«Eh, già, è vero» disse Zee Prime, ma ugualmente si sentiva sopraffatto da un senso di vuoto. La sua mente allentò la presa sulla Galassia originale dell’Uomo, lasciò che questa si ritraesse bruscamente fino a perdersi tra l’ammasso confuso di punti luminosi. Si augurava di non rivederla più.

«Che c’è?» domandò Dee Sub Wun. «Qualcosa che non va?»

«Le stelle stanno morendo. La stella originale è morta.» «Che c’è di strano? Tutte devono morire.» «Ma quando tutta l’energia si sarà esaurita, moriranno anche i nostri corpi, e tu e io con loro.»

«Ci vorranno miliardi di anni.»

Ma io non voglio che accada, nemmeno tra miliardi di anni. «AC Universale! Come si può impedire che le stelle muoiano?»

Divertito, Dee Sub Wun osservò: «Stai domandandogli come si potrebbe invertire l’andamento dell’entropia.»

PER ORA MANCANO DATI SUFFICIENTI, rispose l’AC Universale, PER UNA RISPOSTA SIGNIFICATIVA.

Zee Prime lasciò che i suoi pensieri riaffluíssero verso la sua vera Galassia. Non si curò più di Dee Sub Wun, il cui corpo poteva essere in attesa su una Galassia distante un trilione di anni luce, così come sulla stella accanto a quella di Zee Prime. Non aveva importanza.

Desolato, Zee Prime cominciò a raccogliere idrogeno interstellare con il quale costruirsi una stellina tutta per sé. Se anche le stelle dovevano morire tutte, prima o poi, per ora era ancora possibile costruirne qualcuna.

***

L’Uomo rifletteva tra sé e sé, perché in un certo senso, mentalmente, l’Uomo era unico. Era formato da trilioni, trilioni e trilioni di corpi senza età, ciascuno al suo posto, ciascuno immobile e incorruttibile, ciascuno accudito da automi perfetti e altrettanto incorruttibili, mentre le menti di tutti quei corpi si fondevano liberamente l’una nell’altra, indistinguibili.

«L’Universo sta morendo» disse l’Uomo.

Guardò, intorno a sé, le Galassie sempre più fioche. Le stelle giganti, così spendaccione, si erano spente da un pezzo, laggiù nel buio del più oscuro passato remoto. Quasi tutte le stelle erano nane bianche, sul punto di spegnersi.

Nuove stelle erano state costruite con la polvere interstellare, alcune per un processo naturale, altre dall’Uomo stesso, e anche quelle stavano per decadere. Era ancora possibile far cozzare tra loro delle nane bianche e, dalle possenti forze così sprigionate, far scaturire nuove stelle; ma una soltanto, ogni mille nane bianche distrutte, e anche quelle poche, presto o tardi, avrebbero finito per decadere.

«Amministrata con estrema oculatezza, secondo i dettami dell’AC Cosmico» disse l’Uomo, «l’energia che ancora rimane nell’Universo durerà miliardi di anni.»

«Ciò nonostante» obiettò l’Uomo, «prima o poi tutto avrà una fine. Per quanto oculatamente amministrata, per quanto sfruttata al massimo, l’energia, una volta spesa, è perduta per sempre, e nessuno può sostituirla. L’entropia non può che aumentare, fino a raggiungere un massimo.» «È possibile invertire l’entropia?» domandò infine l’Uomo. «Sentiamo che cosa ne dice l’AC Cosmico.»

L’AC Cosmico li circondava, ma non nello spazio. Neppure un frammento di AC Cosmico si trovava nello spazio.

Era nell’iperspazio, ed era fatto di qualcosa che non era né materia né energia. Il problema delle sue dimensioni e della sua natura non era più traducibile in termini che l’Uomo potesse comprendere.

«AC Cosmico» invocò l’Uomo, «è possibile invertire l’entropia?»

FINORA, rispose l’AC Cosmico, NON ABBIAMO DATI SUFFICIENTI PER UNA RISPOSTA SIGNIFICATIVA.

«Raccogline altri» ordinò l’Uomo.

LO FARO’, disse l’AC Cosmico. LO STO FACENDO DA CENTO MILIARDI DI ANNI., I MIEI PREDECESSORI E IO CI SIAMO SENTITI FARE QUESTA DOMANDA MOLTE VOLTE. TUTTI I DATI CHE HO RIMANGONO INSUFFICIENTI.

«Verrà un tempo» domandò l’Uomo, «in cui i dati saranno sufficienti, o questo problema è insolubile in tutte le circostanze possibili e immaginabili?»

NESSUN PROBLEMA È INSOLUBILE IN TUTTE LE CIRCOSTANZE POSSIBILI E IMMAGINABILI, rispose l’AC Cosmico.

«Quando avrai dati sufficienti per rispondere alla domanda?» volle sapere l’Uomo.

FINORA I DATI SONO INSUFFICIENTI PER UNA RISPOSTA SIGNIFICATIVA, rispose l’AC Cosmico.

«Continuerai a occupartene?» domandò l’Uomo.

LO FARO’, promise l’AC Cosmico.

«Aspetteremo» disse l’Uomo.

***

Le stelle e le Galassie morirono e si spensero, e lo spazio, dopo dieci trilioni d’anni di decadimento, divenne nero.

Un individuo alla volta, l’Uomo si fuse con AC, e ciascun corpo fisico perdeva la sua idoneità mentale in un modo che, a conti fatti, non si traduceva in una perdita ma in un guadagno.

L’ultima mente dell’Uomo esitò, prima della fusione, contemplando uno spazio che comprendeva soltanto i fondi di un’ultima stella quasi spenta e nient’altro che materia incredibilmente rarefatta, agitata a casaccio da rimasugli finali di calore che calava, asintoticamente, verso lo zero assoluto.

«È questa la fine, AC?» domandò l’Uomo. «Non è possibile ritrasformare ancora una volta questo caos nell’Universo? Non si può invertire il processo?,»

MANCANO ANCORA I DATI SUFFICIENTI PER UNA RISPOSTA SIGNIFICATIVA, disse AC.

L’ultima mente dell’Uomo si fuse e soltanto AC esisteva, ormai… nell’iperspazio.

***

Materia ed energia erano terminate e, con esse, lo spazio e il tempo. Perfino AC esisteva unicamente in nome di quell’ultima domanda alla quale non c’era mai stata risposta dal tempo in cui un assistente semi-ubriaco, dieci trilioni d’anni prima, l’aveva rivolta a un calcolatore che stava ad AC assai meno di quanto l’uomo stesse all’Uomo.

Tutte le altre domande avevano avuto risposta e, finché quell’ultima non fosse stata anch’essa soddisfatta, AC non si sarebbe forse liberato della consapevolezza di sé.

Tutti i dati raccolti erano arrivati alla fine, ormai. Da raccogliere, non rimaneva più niente.

Ma i dati raccolti dovevano ancora essere correlati e accostati secondo tutte le relazioni possibili.

Un intervallo senza tempo venne speso a far questo.

E accadde, così, che AC scoprisse come si poteva invertire l’andamento dell’entropia.

Ma ormai non c’era nessuno cui AC potesse fornire la risposta all’ultima domanda. Pazienza! La risposta – per dimostrazione – avrebbe provveduto anche a questo.

Per un altro intervallo senza tempo, AC pensò al modo migliore per riuscirci. Con cura, AC organizzò il programma.

La coscienza di AC abbracciò tutto quello che un tempo era stato un Universo e meditò sopra quello che adesso era Caos. Un passo alla volta, così bisognava procedere.

LA LUCE SIA! disse AC.

E la luce fu …

Isaac Asimov

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Una cosa normale x la stagione (?!)

2007-01-18 14:19
L’uragano Kyrill infuria sul Nord Europa

BERLINO – Germania, Francia e Gran Bretagna vivono in queste ore con allarme e paura il passaggio dell’uragano ‘Kyrill’, una violenta tempesta con piogge e venti fortissimi che ha gia’ provocato una vittima nel Regno Unito e che avra’ il suo culmine in terra tedesca. Il segretario di Stato statunitense, Condoleezza Rice, ha lasciato in anticipo Berlino, per evitare il tifone. Gia’ stamane tempeste di pioggia, neve e vento fino a 150 km all’ora hanno flagellato la Gran Bretagna. Le violente ed ingenti precipitazioni hanno fatto scattare l’allarme nelle Midlands (l’area di Birmingham) e nel nord dell’Inghilterra, mentre il traffico automobilistico, ferroviario e navale ha subito forti ripercussioni. Un uomo, 54 anni, e’ rimasto vittima della caduta di un albero nello Shropshire, nel centro dell’Inghilterra all’alba di oggi. La potenza maggiore – secondo i meteorologi – l’uragano la sprigionera’ tuttavia in Germania a partire dal primo pomeriggio e fino a tarda sera; nelle Regioni e nei Laender occidentali, dove la tempesta ha cominciato a farsi sentire, sono giunte gia’ le prime notizie su alberi sradicati e cartelloni pubblicitari abbattuti. Sin dalle prime ore di stamane radio e televisioni informano i tedeschi sull’evolversi dell’uragano, invitando la popolazione alla prudenza e a restare in casa a partire dal pomeriggio. Quello che viene annunciato come l’uragano piu’ violento degli ultimi cinque anni si e’ gia’ presentato con piogge abbondanti e venti fino a 120-130 km orari, in Nnord-Reno-Vestfalia e Bassa Sassonia. Fino a sera – quando la tempesta avra’ attraversato l’intero paese -la velocita’ del vento potrebbe arrivare fino ai 200 orari. In Germania – dove oltre 40 mila uomini sono in stato di allerta tra vigili del fuoco e personale di soccorso della protezione civile – gia’ a meta’ giornata erano stati annullati numerosi collegamenti aerei, con limitazioni anche nella navigazione davanti alle coste del Mare del nord e del Baltico. I pescherecci sono tutti rimasti in porto, mentre sono stati rafforzati gli ormeggi a tutte le imbarcazioni nelle localita’ costiere. Anche in Francia le autorita’ francesi diffondono regolarmente avvisi alla popolazione a non uscire nel pomeriggio, e agli automobilisti a ridurre la velocita’ e a non lasciare le loro vetture parcheggiate sotto alberi o cartelloni pubblicitari.

FRANCIA: TEMPESTA VENTO, RAFFICHE FINO A 150 KM/HPARIGI – Una violenta tempesta di vento ha colpito oggi il nord e l’ est della Francia. Secondo Meteo France una quindicina di dipartimenti – tra cui Alsazia, Lorena, Nord Passo di Calais, Picardia, Ardenne, Senna-Marittima, Territorio di Belfort – sono al livello di pericolo arancio (il terzo su quattro). Raffiche di vento hanno toccato i 100/110 chilometri orari nel nord ovest, e i 120/130 chilometri orari sulle coste della Manica, arrivando a sfiorare i 150 chilometri orari sulle cime del Massiccio centrale e i Vosgi. Per Meteo France questa tempesta e’ stata causata da una profonda depressione nata nel nord dell’ Irlanda che si e’ spostata rapidamente verso la Danimarca e ha preso forza colpendo infine il nord della Francia. ”Qualche tempesta in inverno e’ normale”, ha detto Jerome Lecou di Meteo France, secondo il quale ”si sta avendo un inverno molto mite” e questa mitezza e’ dovuta ”a correnti provenienti da ovest e dal sud-ovest, che spesso favoriscono le tempeste”.

KIRILL, ANCHE AUSTRIA IN ALLERTA VIENNA – Allarme in Austria per l’arrivo dell’uragano ‘Kyrill’ per il quale sono annunciati per stasera forti venti ad una velocita’ di fino 120 chilometri per ora. Nella capitale Vienna, i vigili del fuoco raccomandano di attrezzarsi per la bufera mettendo in salvo, ad esempio, oggetti che potrebbero volare in giradino o in balcone, oppure di non aprire le finestre e di lasciare possibilmente l’auto in garage. "Con venti superiori agli 80 km/h e’ meglio stare del tutto a casa", ha messo in guardia il responsabile della sezione incendi dei vigili del fuoco viennesi Friedrich Perner. Nell’ ovest del paese, raggiunto per primo dall’uragano, si prevedono oltre a venti forti fino a 150 km/h anche piogge violente che raggiungeranno fino a 50 mm in 24 ore nel Vorarlberg. A Salisburgo, dove sono previsti venti fino a 170 km/h, sono stati messi in allerta tutti i vigili del fuoco ed e’ stato anche messo in funzione un sistema d’allarme maltempo. Gli aerei dell’aeroporto di Linz (Alta Austria), sono stati chiusi negli hangar mentre l’Aua, la compagnia di bandiera austriaca, prevede interruzioni del traffico all’aeroporto Schwechat di Vienna da stanotte. Kyrill, pero’, fara’ anche del bene: spazzera’ via infatti l’elevato livello di polvere sottili a Vienna e Graz (Stiria), da giorni denunciato dai media. (ANSA)

 

Promemoria

Le feste sono finite, purtroppo… ma ho ricevuto tanti messaggini belli che non voglio perdere.
Li raccolgo tutti qui, divisi  per genere, eliminando le abbreviazioni tipiche degli SMS x maggiore leggibilità.
Benedizioni luminose dalla Fata della Luna
 
Ricorda sempre per il 2007… la vita è breve, rompi le regole, dimentica in fretta, bacia lentamente, ama sinceramente, ridi senza controllo, e non rimpiangere mai qualcosa che ti ha fatto sorridere… mandalo a tutti coloro a cui vuoi bene e che non vuoi perdere nel 2007, anche a me se vuoi… se te ne tornano tre, sei una persona speciale! (da Gianbi, 07/01/07)
 
Per le amiche, quelle vere, ho rivolto tre preghiere: che ci aiuti San Giuseppe a tenere su le tette ed il buon San BOTULINO… se ci desse un aiutino! … E che Santa Restaurata ci mantenga la facciata… (per almeno un’altra annata!) … Quanto al pio San Valentino, ci rassodi il sederino… E che santa Rosalia… ci aiutasse a darla via!! Pace e bene, mie dilette ed un buon 2007 !!! (da Claudia, 07/01/07)
 
Ci vediamo il giorno 5 alle 16 dal meccanico x la revisione della scopa, alle 17 cioccolata calda x dividerci le zone e a mezzanotte tutte al lavoro! Avvisa le altre! (Nadia, 04/01/07)
Hai preparato i piani di volo? Hai ottenuto i permessi? Hai lucidato la scopa? Scusa se ti rammento i tuoi doveri, ma passata una certa età si tende ad avere dei vuoti di memoria. Ci vediamo la notte del 5, ricordati gli occhiali da vista altrimenti mi tamponi come l’anno scorso! Baci (Nadia, 04/01/07)
 
… il mio augurio ti arrivi al cuore… per donare un anno migliore… Luca… (31/12/06)
Ciao facendoti gli auguri di Buon Natale non ti auguro che i tuoi sogni diventino realtà ma che la tua realtà sia un sogno da vivere per sempre… (Luca, 23/12/06)
 
Che la luce divina del Cristo splenda perennemente in Te auguri Maurizio (25/12/06)
 
A tutti voi giunga il mio augurio che viviate un Natale con gli occhi ed il cuore dei bimbi (Aldo, 24/12/06)
 
Tantissimi auguri di un felice e caldo Natale… Che il 2007 sia altrettanto caldo felice e pieno di novità entusiasmante Giusi. (23/12/06)

Una delle mie barzellette preferite…

C’è sciopero in Paradiso e Gesu’ sostituisce S. Pietro all’ingresso.

Ad un tratto Gesu’ vede avvicinarsi un arzillo vecchietto: "Benvenuto buon uomo, qual e’ il tuo nome?".

"Mi chiamo Giuseppe, ma ho vari soprannomi".

"E che lavoro facevi Giuseppe?".

"Il falegname".

"E dimmi: hai avuto prole ?".

"Ho avuto un figlio ma per miracolo, non so neanch’io come e’ potuto accadere".

"Ah si’ ?!" (diventando pensieroso). "E… cosa faceva questo figlio ?"

"Eeeeh! Mi dava un sacco di grattacapi. Era sempre via insieme a persone sconosciute. Ma io lo sapevo che un giorno o l’altro lo avrebbero tradito!"

Gesu’ sussulta un attimo, poi gli fa ancora una domanda: "E… senti,com’era il suo rapporto con… la gente ?"

"Mah, qualcuno gli voleva bene, altri no. Ha avuto problemi con le forze dell’ordine… Eppoi, tutta quella gente che lo voleva mettere sempre in croce !"

Gesu’, con gli occhi pieni di lacrime alza le braccia al cielo e grida: "Babbo!"

E il vecchietto:"…Pinocchio!"

Sono Pazzi Questi Americani ^__^

Etichette pazze, in Usa vince ‘non mettere persone nella lavatrice’

ADN Kronos –

 

Detroit, 8 gen. (Ign) – ”Do not put any person in this washer”. Ovvero non mettere persone nella lavatrice: è questo il ‘warning advise’ che ha vinto l’edizione 2007 del l’Annual wacky warning label contest’, premio istituito dieci anni fa dal M-Law’s (Michigan Lawsuit Abuse Watch), un organismo dello Stato del Michigan che ha l’obiettivo di liberare i cittadini dalla burocrazia delle leggi, ripristinando il ‘common sense’. E segnalando abusi e soprusi ai danni dei consumatori a stelle e strisce. Ed ecco allora il concorso sulle ‘etichette di avviso no-sense’, obbligatorie per legge, che dimostrano le assurdità a cui il diritto moderno ha costretto i produttori. E i consumatori che devono leggere frasi come quella che ha vinto. ‘Do not put any person in this washer’: fotografata da Bob Wilkinson, cittadino di Northville, all’interno di una lavanderia pubblica, ha fruttato il premio di 500 dollari all’autore dello scatto. Secondo posto invece a Rich Heitzig di Brooklyn Park, nel Minnesota, che ha reso noto l’etichetta della sua moto d’acqua, con l’avvertenza: ‘Non usare fiammiferi accesi o fiamme per controllare il livello di benzina nel serbatoio’. Terzo posto, infine, ex aequo per una signora californiana che ha letto sul biglietto della lotteria appena acquistato ‘Non stirare il tagliando’ e per una della Pennsylvania che ha acquistato il nuovo cellulare con l’invito a ‘non asciugare il tuo telefono con il forno a microonde’. Una menzione particolare poi alle pagine gialle: chi le consulta infatti deve ‘evitare di sfogliarle mentre è alla guida’.

Fonte: Yahoo News (http://it.news.yahoo.com/07012007/201/etichette-pazze-in-usa-vince-non-mettere-lavatrice.html)

 

Il vero “Segreto di Fatima”

IL SEGRETO DI FATIMA (prima e seconda parte)

Il 13 Ottobre del 1917, dopo una serie di apparizioni, la Vergine Santissima apparve per l’ultima volta ai pastorelli di Fatima: Lucia, Giacinta e Francesco. La Madre di Dio rivelò a Lucia questo messaggio di grandissima importanza per il futuro dell’intera umanità e dette come prova della sua autenticità divina il "Miracolo del Sole" visto da migliaia di persone. Tale messaggio si divide in tre parti.
Il messaggio venne portato a Roma e la Chiesa decise di tenerne segreta la terza parte. Se ne aspettava la divulgazione per l’anno 1960 tramite il Papa, ma l’attesa andò delusa. Il giornale tedesco "Neues Europa" del 15 ottobre 1963, però, affermò di sapere tramite un’indiscrezione diplomatica, che il "documento" sarebbe stato inviato dalle autorità vaticane a quelle diplomatiche degli Stati Uniti, dell’ex Unione Sovietica e dell’Inghilterra, ritenendo la conoscenza di questo messaggio necessaria, anzi indispensabile, alla buona riuscita della convenzione riguardante la cessazione degli esperimenti nucleari.
Nel 1965, su richiesta di una dama dell’ordine di San Vincenzo, venne pubblicato dal settimanale "Il Borghese" del 9 settembre, e successivamente anche il periodico "L’Araldo di San Antonio" lo pubblicò sul numero 15 del Maggio 1975. L’autenticità di tale messaggio non risulta essere mai stata smentita dal Vaticano.

Prima parte…
"La Madonna ci mostrò un grande mare di fuoco, che sembrava stare sotto la terra. Immersi in quel fuoco, i demoni e le anime, come se fossero braci trasparenti e nere o bronzee, con forma umana che fluttuavano nell’incendio, portate dalle fi amme che uscivano da loro stesse insieme a nuvole di fumo, cadendo da tutte le parti simili al cadere delle scintille nei grandi incendi, senza però né equilibrio, tra grida e gemiti di dolore e disperazione che mettevano orrore e facevano tremare dalla paura. I demoni si riconoscevano dalle forme orribili e riluttanti di animali spaventosi e sconosciuti, ma trasparenti e neri. Questa visione durò un momento. E grazie alla nostra buona Madre del Cielo, che prima ci aveva prevenuti con la promessa di portarci in Cielo (nella prima apparizione), altrimenti credo che saremmo morti di terrore."

Seconda parte…
"Avete visto l’Inferno dove cadono le anime dei poveri peccatori. Per salvarle, Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al Mio Cuore Immacolato.
Se faranno quel che vi dirò, molte anime si salveranno e avranno pace. La guerra sta per finire (si tratta della prima guerra mondiale 1914-1918); ma se non smetteranno di offendere Dio, durante il pontificato di Pio XI ne comincerà un’altra ancora peggiore. Quando vedrete una notte illuminata da una luce sconosciuta (Lucia ritenne che la "straordinaria" aurora boreale nella notte del 25 Gennaio 1938 era il segno di Dio per l’inizio della guerra), sappiate che è il grande segno che Dio vi dà che sta per castigare il mondo per i suoi crimini, per mezzo della guerra, della fame e delle persecuzioni alla Chiesa e al Santo Padre.
Per impedirla verrò a chiedere la consacrazione della Russia al Mio Cuore Immacolato e alla comunione riparatrice nei primi sabati (questa promessa di tornare si è avverata il 10 Dicembre 1925, quando la Madonna apparve a Lucia a Pontevedra, in Spagna). Se accetteranno le Mie richieste, la Russia si convertirà e avranno pace; se no, spargerà i suoi errori per il mondo, promuovendo guerre e persecuzioni alla Chiesa. I buoni saranno martirizzati, il Santo Padre avrà molto da soffrire, varie nazioni saranno distrutte. Finalmente, il Mio Cuore Immacolato trionferà, il Santo Padre Mi consacrerà la Russia, che si convertirà, (sono state eseguite le condizioni per la consacrazione della Russia e di conseguenza per la sua conversione così come la Madre di Dio chiese? Lucia si manifestò di opinione contraria, così continuiamo a soffrire le conseguenze del comunismo ateo, che nelle mani di Dio è un flagello per castigare il mondo per i suoi peccati), e sarà concesso al mondo un periodo di pace" (questa promessa è incondizionata. Di certo si compirà. Siamo noi che non conosciamo il giorno in cui questo avverrà).

IL TERZO SEGRETO DI FATIMA

"Non aver timore, cara piccola. Sono la Madre di Dio, che ti parla e ti domanda di rendere pubblico il presente Messaggio per il mondo intero. Ciò facendo incontrerai forti resistenze. Ascolta bene e fa attenzione a quello che ti dico:
Gli uomini devono correggersi. Con umili suppliche, devono chiedere perdono dei peccati commessi e che potessero commettere. Tu desideri che Io ti dia un segno, affi nché ognuno accetti le Mie parole che dico per mezzo tuo, al genere umano. Hai visto il prodigio del Sole, e tutti credenti, miscredenti, contadini, cittadini, sapienti, giornalisti, laici, sacerdoti, tutti lo hanno veduto. Ed ora proclama a Mio Nome:
Un grande castigo cadrà sull’intero genere umano, non oggi, né domani, ma nella seconda metà del Secolo XX.

Lo avevo già rivelato ai bambini Melania e Massimino, a la "Salette", ed oggi lo ripeto a te, perché il genere umano ha peccato e calpestato il dono che avevo fatto. In nessuna parte del mondo vi è ordine e Satana regna sui più alti posti, determinando l’andamento delle cose. Egli effettivamente riuscirà ad introdursi fi no alla sommità della Chiesa; egli riuscirà a sedurre gli spiriti dei grandi scienziati che inventano le armi, con le quali sarà possibile distruggere in pochi minuti gran parte dell’umanità. Avrà in potere i Potenti che governano i popoli e li aizzerà a fabbricare enormi quantità di quelle armi. E se l’ umanità non dovesse opporvisi, sarò costretta a lasciar libero il braccio di Mio Figlio. Allora vedrai che Iddio castigherà gli uomini con maggior severità che non abbia fatto con il diluvio.

Verrà il tempo di tutti i tempi e la fine di tutte le fini, se l’umanità non si convertirà; e se tutto dovesse restare come ora, o peggio, dovesse maggiormente aggravarsi, i grandi e i potenti periranno insieme ai piccoli e ai deboli. Anche per la Chiesa verrà il tempo delle sue più grandi prove. Cardinali si opporranno a Cardinali; Vescovi a Vescovi. Satana marcerà in mezzo alle loro file e a Roma ci saranno cambiamenti. Ciò che è putrido cadrà e ciò che cadrà più non si alzerà. La Chiesa sarà offuscata e il mondo sconvolto dal terrore. Tempo verrà che nessun Re, Imperatore, Cardinale o Vescovo aspetterà Colui che tuttavia verrà, ma per punire secondo i disegni del Padre Mio. Una grande guerra si scatenerà, nella seconda metà del XX Secolo. Fuoco e fumo cadranno dal cielo, le acque degli oceani diverranno vapori e la schiuma si innalzerà sconvolgendo e tutto affondando. Milioni e Milioni di uomini periranno di ora in ora, coloro che resteranno in vita invidieranno i morti.

Da qualunque parte si volgerà lo sguardo, sarà angoscia, miseria, rovine in tutti i paesi. Vedi? Il tempo si avvicina sempre più e l’ abisso si allarga senza speranza. I buoni periranno insieme ai cattivi, i grandi con i piccoli, i Principi della Chiesa con i loro fedeli e i regnanti con i loro popoli. Vi sarà morte ovunque a causa degli errori commessi dagli insensati e dai partigiani di Satana il quale allora, e solamente allora, regnerà sul mondo, in ultimo, allorquando quelli che sopravvivranno ad ogni evento, saranno ancora in vita, proclameranno nuovamente Iddio e la Sua Gloria e lo serviranno come un tempo, quando il mondo non era così pervertito. Va, mia piccola, e proclamalo. Io a tal fine sarò sempre al tuo fianco per aiutarti".

 

Il Terzo Segreto è stato alterato

Ho scritto il giorno 13 Luglio 2000:

In relazione all’ultimo messaggio da me diffuso il giorno 26 giugno 2000 riguardante il segreto di Fatima, desidero porre alla vostra attenzione un comunicato di Padre Paul Kramer, sacerdote cattolico appartenente al Centro mondiale di Fatima. Con una relazione precisa e ben documentata, Padre Paul Kramer, dimostra che la nostra teoria non è infondata e che effettivamente il Vaticano ha camuffato il contenuto del Terzo Segreto di Fatima presentato dal Cardinale Ratzinger. Un’importante e profonda relazione quella di Padre Kramer che mette in evidenza una famosa lettera di Suor Lucia del 12 maggio 1982 la quale, scrivendo al Papa esattamente un anno dopo l’attentato in Piazza San Pietro, gli dice che la parte finale della profezia di Fatima non si è ancora compiuta mentre oggi, al contrario, il Santo Uffizio afferma che questa si è compiuta. Un altro avallo a quanto è stato detto e scritto nel comunicato del 26 giugno 2000.

Giorgio Bongiovanni
Porto S. Elpidio, 13 luglio 2000

PS: Allegato comunicato di Paul Kramer

IL CENTRO DI FATIMA BIASIMA IL “CAMUFFAMENTO” DEL
TERZO SEGRETO OPERATO DAL VATICANO – FORT ERIE, ONTARIO

Il Centro di Fatima che ha sede in Canada, in collaborazione con la sede italiana “Ass. Madonna di Fatima”, con sede in Roma, attraverso un commento rilasciato da Padre Paul Kramer, un sacerdote cattolico appartenente al Centro, ha definito “un camuffamento” l’interpretazione vaticana del Terzo Segreto.
“La visione descritta nel testo riguarda una scena in cui il Papa è colpito a morte da un gruppo di soldati; la stessa sorte tocca poi a vescovi, sacerdoti e così via, che vengono fucilati uno per uno dopo aver attraversato una città semidistrutta. Tutto questo non ha evidentemente nulla a che fare con Papa Giovanni Paolo II, che non è stato colpito a morte da Ali Agca”, ha affermato Padre Kramer.
“Inoltre”, prosegue Padre Kramer, “lo stesso opuscolo ufficiale del Vaticano contenente il testo della visione di Suor Lucia smentisce la tesi, sostenuta nel commento del Cardinale Ratzinger, secondo cui il Segreto riguarderebbe unicamente avvenimenti del XX secolo, culminati nell’attentato del 1981”. Padre Kramer si riferisce ad una lettera inviata da Suor Lucia al Papa il 12 maggio 1982, pubblicata nell’opuscolo uffi ciale sul Segreto.
La lettera, scritta un anno meno un giorno dopo l’attentato, afferma a proposito del Segreto: “E se non abbiamo ancora visto il totale compimento della parte finale della profezia, ci stiamo avvicinando a grandi passi a quel momento, se non abbandoneremo in tempo il sentiero del peccato…”.
Padre Kramer ha osservato che “Se Suor Lucia ha detto al Papa, un anno dopo l’attentato alla sua vita, che la profezia del Segreto non si era ancora compiuta, a che ci stiamo avvicinando a grandi passi al suo compimento a causa della diffusione del peccato nel mondo, come può il Vaticano ragionevolmente affermare che la visione del Segreto descrive l’attentato compiuto un anno prima? Suor Lucia non mette in rapporto le due cose nella lettera inviata al Papa, in cui non si menziona affatto l’attentato.
L’interpretazione vaticana non trova alcun sostegno né nel testo della visione, né nell’interpretazione del Segreto fornita da Suor Lucia nella sua lettera al Papa del 1982. In poche parole, stiamo assistendo ad un tentativo di camuffare la verità del Terzo Segreto”.
“L’interpretazione del Vaticano lascia molti dubbi anche su un altro punto molto importante”, ha aggiunto Padre Kramer. “Nell’opuscolo ufficiale del Vaticano si osserva che il passo delle memorie di Suor Lucia, in cui sono contenute le parole della Madonna relative alle prime due parti del Segreto, termina con la frase cruciale “In Fatima il dogma della fede sarà preservato per sempre, ecc”, poiché la frase è lasciata in sospeso, senza alcun collegamento con i paragrafi che la precedono, era lecito supporre che il pensiero sarebbe stato completato nel testo della Terza e ultima parte del Segreto, facendo seguito all’ “ecc.”.”
Padre Kramer ha osservato che, contrariamente ad ogni previsione, il testo del Terzo Segreto non contiene altre parole della Madonna di Fatima. “E’ difficile credere che il discorso della Madonna di Fatima si concludesse con un ambiguo “ecc.”. Che fine hanno fatto le restanti parole?”
Padre Kramer ha osservato inoltre che il comunicato con cui il Vaticano annunciava nel 1960 la decisione di annullare la pubblicazione del Segreto, prevista per quell’anno, faceva esplicito riferimento all’opportunità di non rivelare “le parole della Madonna” contenute nel testo dello stesso Segreto. “Ma il testo del Terzo Segreto diffuso non contiene nessun’altra parola pronunciata dalla Madonna. Questo fatto non può che lasciare seriamente perplessi”.
Padre Kramer ha aggiunto che il commento del Vaticano non accenna in nessun modo alla conversione della Russia, auspicata nelle prime due parti del Segreto. “La conversione della Russia è identificata dalla Madonna di Fatima con il trionfo stesso del Suo Cuore Immacolato, e rappresenta il punto focale dell’intero messaggio. E’ quindi sorprendente che il commento di Ratzinger sul Trionfo del Cuore Immacolato, inserito nell’opuscolo del Vaticano, non faccia alcun riferimento alla conversione della Russia alla fede Cattolica. Sembra che il Vaticano abbia voluto cancellare la conversione della Russia dal Messaggio di Fatima e sia intenzionato a non fare mai più accenno a tale questione. Nel frattempo, in Russia si registra un numero sempre più alto di aborti, e il governo è controllato da “ex comunisti” atei e da agenti del KGB riciclati e la società russa sta cadendo a pezzi.”
Il Centro di Fatima diffonderà “entro breve tempo” un documento più completo sul Terzo Segreto, ha detto Padre Nicholas Gruner, guida spirituale del centro. “Il Cardinale Ratzinger ha affermato che la Chiesa non intende imporre una particolare interpretazione del Terzo Segreto, ma che egli si era limitato ad offrire il suo commento. Si tratta, in effetti, di una prudente smentita dato che l’interpretazione offerta dal Vaticano solleva molti più dubbi di quanti ne risolva”.

Per soddisfare molti dubbi è possibile contattare

Padre Nicholas Gruner (905) 871-7607, Ext. 103 –
The Fatima Center, 452 Kraft Road, Fort Erie, Ontario L2A 4M7

Oppure l
’Associazione Madonna di Fatima con sede in P.zza Risorgimento 14, Roma
tel.06/39736110 – fax 06/39762036 – E-Mail: fatima.roma@galactica.it

Il Centro di Fatima, editore de “The Fatima Crusader”,
è il più importante apostolato mondiale dedicato a Fatima e si batte per la diffusione integrale del Messaggio di Fatima, la pubblicazione del Terzo Segreto e la Consacrazione della Russia al Cuore Immacolato di Maria.
In www.fatima.org maggiori informazioni sul Terzo Segreto e su:
1. Quello che hanno affermato in precedenza Papa Giovanni Paolo II e il Cardinale Oddi riguardo ai suoi contenuti
2. Le dichiarazioni di Padre Joseph de Sainte – Marie e il Vescovo Graber sull’obbligo di ubbidire al Messaggio di Fatima
3. Un’intervista di Padre Kramer, in cui si spiega la necessità della diffusione di una copia fotografica del testo autografo originale del Terzo Segreto scritto da Suor Lucia
4. Un resoconto veridico del “Miracolo del Sole” del 13 Ottobre 1917.

Per ulteriori informazioni:

Ass. Madonna di Fatima – P.zza Risorgimento 14 – Roma
Tel. 06/39736110 – fax 06/39762036
E-Mail Fatima.roma@galactica.it

Uff. Stampa
Enzo Fasoli
Cell.0338 1604968
E-Mail enzofasoli@libero.it

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