Buona Fine e Buon Inizio!

Ecco, ho qualche minuto di tempo ancora prima di andare, xciò approfitto x degli auguri colorati. Innanzi tutto un uovo schiuso, con il mio simbolo (potete trovare suo fratello nell’intervento delle uova a inizio dicembre). Poi degli ovettini carini tutti colorati che si schiuderanno nei prossimi giorni. Che cosa nascerà? Un Felice e Felino 2007? Buon Anno a tutti! Benedizioni luminose dalla Fata della Luna
 
 

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Che sia un Anno di Luce

Cercavo un intervento x farvi gli Auguri di Buon Anno, dato che domani difficilmente avrò tempo di scrivere, e nei prox gg non sarò connessa. Mi è stato suggerito di diffondere questo appello, e quindi ve lo giro. Viene da Yahoo Answers cui sono iscritta con il nick "Tsuki no Yosei" (che significa "Fata della Luna"). Felice Inizio 2007 a tutti e benedizioni luminose da Titti Amagda Morgan LeFay
 
"Gentile Signor Grillo,
mi permetto di scriverle, anche senza conoscerla personalmente, per chiedere il suo aiuto. Sono Maria Fida, la figlia maggiore di Aldo Moro. Questo è il 29° anno dalla tragica morte di mio padre ed il potere non si è ancora stancato della cortina fumogena creata ad arte al fine di adombrare la verità storica del caso Moro oscillando tra due poli: la congiura del silenzio (un silenzio assordante) da una parte e la memoria negata dall’altra. Ma il peggio del peggio è quando si mettono in scena film e spettacoli teatrali quasi sempre basati su fonti parziali o discutibili. Una vera apoteosi dell’ingiustizia! Leggo con raccapriccio che, in aprile, dovrebbe uscire su Canale 5 una fiction in due puntate su Aldo Moro. Orripilante, ma non basta. Stando alle indiscrezioni la sceneggiatura -come nel film di Bellocchio– si baserebbe su testi della Braghetti e di altri Brigatisti e su conversazioni avute con Francesco Cossiga. Intollerabile ed assurdo
Questa non è libertà di pensiero e di espressione, ma un deliberato atto di violenza gratuita. Se è giuridicamente possibile farlo non significa che sia etico. Perché –mi chiedo io- persone che hanno cooperato, a vario titolo, al rapimento ed all’uccisione di mio padre dovrebbero avere competenza adeguata a tracciarne un profilo da affidare sic et simpliciter al giudizio dell’opinione pubblica che non sempre è in grado di valutarne la attendibilità storica? E perché al contrario devono essere sempre tenute alla larga tutte le persone che gli hanno vissuto accanto e che lo amavano? La risposta è semplice, perché se si dovesse descrivere il vero Moro l’assurdità della sua morte ingiusta risalterebbe nitida invece nella mistificazione delle ipotesi a tema essa svanisce senza quasi lasciare traccia. Proprio come nel caso Welby in nome di diritti sacrosanti si opera contro l’amore. Per papà non valeva il diritto alla vita, per Welby il diritto a lasciare dignitosamente il suo corpo mortale. Entrambi sono stati accusati di strumentalizzazione. Ma quale? Forse quella di dire e rivendicare la verità, tutta la verità e niente altro che la verità?! Papà, in nome di principi sanciti dalla Costituzione in favore dell’uomo, è stato sacrificato alla ragion di Stato (tranne che poi quando era troppo tardi tale riconoscimento è stato conclamato e reiterato mille volte).
Per il povero Welby si pretendeva che accettasse di finire soffocato sia pure in presenza della macchina dopo una interminabile agonia. Visto che la natura umana permette di conoscere veramente solo quello che si è sperimentato è evidente che sia nel caso Moro che nel caso Welby nessuno avesse davvero titolo per dettare giudizi. E sarebbe tanto bello se ci sforzassimo di diventare più amorevoli e misurassimo le cose con la ragione del cuore.
Mio padre se ne è andato ed è in salvo, proprio come Piergiorgio Welby, ma io esprimo ugualmente cordoglio e dolore lancinante per una fiction che trasformerà una tragedia greca in coriandoli di plastica. Non è giusto, non è giusto, non è giusto. Se non lo si vuole ricordare degnamente si faccia silenzio, un silenzio assoluto e compassionevole. Mi spiace ma io non riconosco ad Anna Laura Braghetti nessun titolo di merito (e lo dico io quella del perdono). Essere stata la carceriera di Moro non è una categoria di pensiero, né tantomeno un titolo accademico. Se era impietosita perché non lo ha lasciato andare o almeno non si è personalmente rifiutata di fargli da guardiana? In quanto all’emerito ex Presidente Senatore Francesco Cossiga, come già ho avuto occasione di scrivergli in privato, le lacrime non lavano il sangue innocente. Se come afferma spesso davvero provava affetto per Aldo Moro non lo ricordi attraverso una inutile fiction. Mi piacerebbe che cadesse un fulmine dal cielo e distruggesse tutte le copie della stessa o ancora meglio che gli italiani si opponessero, con forza e sdegno, a questa ulteriore ignominia. In migliaia mi hanno detto “ Avremmo voluto fare qualcosa per salvarlo “. Adesso possono difenderne la memoria e lasciarlo al ricordo di coloro che lo hanno amato e lo amano con tenerezza e struggimento. E possono altresì dare a noi, che abbiamo avuto la vita devastata dalla sua morte, un po’ di pace.
Deve essere vietato togliere ad un uomo buono ed innocente oltre la vita anche la dignità. Che sulla valle delle lacrime scenda il silenzio. Con gratitudine per quanto vorrà e potrà fare".
Maria Fida Moro

Postato da Beppe Grillo

 

Buon Natale

Dal sito della Strega delle Mele, articoli che parlano del significato di due simboli tipici delle nostre feste: l’albero e il vischio.
Buon Natale a tutti e Benedizioni Luminose
 
LA SIMBOLOGIA NATALIZIA TRA ANTICHI RITUALI E TRADIZIONI

Gli ancestrali ricordi di un mondo pagano

La festa del Natale è una tradizione nata moltissimi secoli prima della venuta del Cristo, quando l’uomo, immerso nell’immanenza della Natura, sua madre feconda, guardava stranito i suoi prodigi.
Il primitivo sapeva bene che tutto è dominato da cicli di morte e resurrezione in un eterno susseguirsi di buio e luce, vita e morte che, come eterna spirale, nel loro continuo inseguirsi assicurano la vita. Di estrema importanza diventano particolari periodi dell’anno durante i quali l’uomo tenta di ingraziarsi la sua Grande Madre con una serie di rituali propiziatori atti a ridestarla dal suo torpore per assicurare prosperità e fecondità. E’ in quest’ottica che si inserisce la festività del Natale, detta anche Yule, il Solstizio d’Inverno, il momento in cui il Sole, l’elemento maschile ingravidatore, nella sua fase più debole, dal 22 al 24 dicembre, viene partorito nuovamente dalla sua Madre per garantire lui stesso successivamente, come figlio ed amante, la fertilità della sua sposa. Presenta spesso, con nuove vesti, antichi retaggi culturali, rituali pagani assorbiti dalla nuova religione che però si ripresentano con forza tra le pieghe del manto tessuto proprio per nasconderle e coprirle. E’ così che il vento della riminiscenza fa gonfiare i veli della rimembranza schiudendo all’uomo ancora una volta i mistici segreti della Grande Madre e del culto arboreo, che, anche se oggi svuotati dei loro arcaici significati, rimangono unici muti interlocutori di un mondo che vive ancora. Cerchiamo così di esaminare i più importanti simboli natalizi e ciò che essi celano. 

La simbologia dell’Albero: Il Fallo Universale

Simbolo per antonomasia del Natale è il famoso albero, l’elemento che simboleggia, al di là della fede religiosa, in ogni casa, in ogni città la mistica festa. L’albero si presenta adorno di luci e illuminazioni, decorazioni, fili illuminazioni e sfere colorate, addobbi di gioia che, riscaldando il cuore delle persone, evocano tradizioni pagane legate alla fertilità e alla procreazione che ancora oggi vengono ripetute anche se mascherate sotto differenti e spesso consumistici significati. Per diversi studiosi l’albero di Natale avrebbe una derivazione nordica, specialmente germanica, legata al culto arboreo. In realtà l’origine della tradizione è ben più antica e diffusa tra tutti i popoli Indoeuropei. Moltissimi sono gli esempi di alberi antropogonici e cosmogonici, tra gli indiani troviamo il Kalpadruma o Kalpavriksha, i persiani adoravano Haoma, mentre tra gli scandinavi e i sassoni ritroviamo rispettivamente l’Yggdrasill e il Irminsul. Non sarebbe azzardato ammettere, data la simbiosi tra elemento vegetazionale e divinità maschile, in particolare lo spirito arboreo, che la venerazione arborea nasce come rappresentazione dell’elemento fallico e dunque della potenza creatrice del dio maschile. Del resto non vi è tradizione o mito che non annoveri il Dio come figlio arboreo. Un esempio potrebbe essere il mito di Osiride, intrappolato e fatto a pezzi dal malvagio Seth sulla cui cassa di legno sarebbe cresciuto un albero di melograno che poi sarebbe stato tagliato e disperso, l’elemento di resurrezione dalla morte che, sotto forma di zed, era rappresentato nei sarcofagi proprio con il compito di riportare in “vita” il defunto. Sempre l’albero è presente in un altro mito di morte e resurrezione, quello di Adone che amato follemente da Cibele, si evirò togliendosi la vita proprio sotto un pino e festeggiato ogni anno dai suoi sacerdoti, i sacri “dendrofori” che dovevano portare in processione un albero di pino rivestito di bende. “…stimulatus ibi furenti rabie.vagus animi,devolsit ilei acuto sibi pondera silice…”. Potremmo continuare per moltissime pagine a descrivere miti e tradizioni che parlano di alberi sacri e di divinità che muoiono e risorgono, storie di questo tipo sono presenti in tutte le culture, interessante ad esempio è soffermarci tra le tradizioni nordiche ove incontriamo il famoso Frassino Universale Yggdrasil, l’albero al quale rimase appeso Odino per raggiungere la conoscenza e tra le cui radici ancora oggi, tra mille luci si trovano i “doni” natalizi che ancora simboleggiano la sua generosità.
“…So che restai appeso ad un albero sferzato dal vento per nove notti intere, ferito da una lancia e consacrato ad Odino, offerto da me stesso a me stesso;I piu’ sapienti non sanno da dove nascono
Le radici di quell’albero antico. Non mi confortarono con il pane, ne’ mi porsero il corno per bere; Guardai verso il basso,afferrai le Rune, gridando le afferrai;caddi dall’albero. Appresi nove canti di potere Dal figlio famoso di Bolthor, padre di bestla, ed ebbi un sorso del prezioso idromele misto con magico Odrerir. Poi diventai dotto, sapiente,crebbi e prosperai: parola da parola mi diedero parole; azione da azione mi diedero azioni…”
Come nell’antica religione legata alla fertilità e alla procreazione, anche in rituali successivi elemento arboreo rimane simbolo fallico, il “priapos” o se vogliamo, l’albero della vita. Con l’avvento del Cristianesimo i culti naturali iniziano ad essere demonizzati, un classico esempio è la trasformazione dei rituali di fertilità nei sabba stregoneschi. La cerimonia infatti si teneva attorno al mistico noce, l’albero dalla grande chioma, non scelto a caso ma a per i suoi frutti che tanto ricordano i pomi degli antichi miti nordici. Uno dei più famosi alberi di noce legati alle streghe è quello di Benevento, i cui primi rituali risalgono al VII sec. quando si narra che i Longobardi praticassero un rito propriziatorio appendendo al noce delle palle di caprone e per poi colpirle con delle frecce e ridurle in piccoli brandelli che poi venivano mangiati. Anche in questo caso però l’arma migliore per sconfiggere questi antichi culti è il sincretismo e così San Bonifacio, nel VII secolo, trasferisce l’adorazione dell’albero nel mondo cristiano identificando l’abete sia con la vita eterna per il suo carattere sempreverde, sia con il legno della croce di Cristo. La leggenda vuole che sarà Lutero il primo a porre delle candele sull’’albero di Natale, per poi arrivare ai giorni nostri ove l’albero si presenta adorno di luci e illuminazioni, decorazioni, fili colorati e nastri che ricordano i capelli delle fate o le illuminazioni.

L’albero e i rituali di Fertilità

Se l’albero è dimora divina, in una similitudine con i rituali di mietitura esso doveva essere battuto, percosso o addirittura bruciato per assicurare la fuoriuscita dello spirito silvestre e dunque la fertilità. In questa ottica si inserisce l’usanza dell’accensione dei fuochi e del ceppo natalizio. Queste tradizioni nascono da una idea basata sul concetto che il simile produce il simile. Infatti come detto precedentemente questo è il periodo in cui il Sole raggiunge il suo punto più basso e il suo calore diminuisce sensibilmente, così in questo momento di generale sgomento e paura il primitivo immagina che, accendendo fuochi o falò su colline e montagne egli potesse in qualche modo rinvigorire l’astro e riportarlo al suo primordiale splendore. Questa idea è presente in moltissime culture e anche in molte altre tradizioni differenti dal Natale ma, in questo momento dell’anno essa assume un carattere un po’ differente, esso diventa un rituale domestico forse anche a causa delle intemperie che costringevano le famiglie nelle loro abitazioni e ben difficilmente potevano riuscire ad accender fuochi all’esterno. La tradizione vuole così che qualche giorno prima della Sacra Notte ogni esponente maschile della famiglia andasse nei boschi per tagliare alberi di ulivo, betulla, abete o quercia, per poi arderli nel fuoco trasformandoli appunto in “ceppi” natalizi. L’idea di portare così nella propria casa un albero per poi bruciarlo diventa così un’altra spiegazione dell’usanza del famoso abete, del resto le stesse luci di cui oggi l’albero viene addobbato potrebbero ricordare appunto questo fuoco rituale e i doni deposti sotto di esso il suo carattere fecondatore e portatore di gioia. Questa idea non è in antitesi con il concetto espresso precedentemente della simbologia fallica, infatti il primitivo, portando a casa il ceppo, porta una parte di quello spirito arboreo che, dimorando nei boschi, rimane nel pezzo di legno fino ad esser bruciato, o meglio, “sacrificato” per poter rinascere dalle proprie ceneri come novella fenice. Del resto basta guardare le tradizioni popolari per capire come esso avesse poteri propiziatori. Si narra che le sue ceneri erano disperse nelle campagne le rendessero più fertili, tradizione che ritroviamo anche in Inghilterra o in Francia ove vi era l’usanza di picchiare sul ceppo per augurio di fertilità. In diverse zone italiane il giorno di Santo Stefano aveva luogo il rituale di battitura delle piante da frutto eseguita di solito da un bambino che, munito di bastone, andava battendo la pianta recitando ad alta voce una specie d’invocazione. Tradizione simile è presente poi anche In Val di Chiana ove, la sera della Vigilia di Natale, le famiglie si riunivano attorno al ceppo di legno. I bambini, bendati, erano così fatti battere con le molle sul tronchetto mentre intonavano una canzone dedicata alla Vergine Maria. In Germania questa tradizione è applicata anche agli alberi viventi che vengono battuti per avere ricchezze. L’albero natalizio diventa così il ceppo dell’abbondanza in un rituale che è rimasto intatto nel folklore e nelle tradizioni popolari. In Toscana le case rimangono aperte agli ospiti per tutto il tempo in cui il "ciocco" arde nel camino, mentre i bambini battevano il ceppo con delle canne nella speranza di veder cadere dal camini dolcetti e caramelle sapientemente disposte di nascosto dagli adulti, in Friuli il ceppo natalizio è chiamato nadalìn e ancora a Genova veniva acceso il ceppo della città al quale si offriva vino e confetti, idea di una ospitalità e di prosperità che ritroviamo proprio tra i bei pacchi ricchi di lustrini dei nostri giorni.

Il Sacro Vischio

Sempre legato alla tradizione natalizia e arborea è il mistico vischio, considerato una pianta magica per la sua origine: non spunta dal terreno ma, nascendo sui tronchi dei meli, delle querce e dei pioppi, sembra nascere dal cielo , inoltre le sue bacche si sviluppano in nove mesi proprio come il feto umano e si raggruppano in numero di tre, numero da sempre sacro in tantissime culture. Presso i Druidi il Vischio era considerato una pianta sacra e veniva reciso dall’albero su cui nasceva con una solenne cerimonia, usando un falcetto d’oro, infatti il vischio e’ una tipica pianta lunare e dunque , recidendola con un metallo legato alla divinità solare come l’oro si riunivano le opposte energie. Lo stesso falcetto, la cui forma è proprio quella della Luna crescente altro non sarebbe che un simbolo di riunione delle energie del cosmo e dei due principi, quello femminile e lunare con quello maschile e solare. La raccolta del vischio avveniva in due momenti particolari dell’anno, a Samhain, il primo Novembre , vero e proprio Capodanno celtico e durante il Midsummer’s Eve, la famosa festa di San Giovanni. Queste tradizioni legate alla pianta le ritroviamo anche nella cultura romana ove il suo nome significa "che guarisce tutto". Nell’Eneide Virgilio paragona il ramo d’oro al vischio consacrando così la pianta a Proserpina. Quando infatti Enea chiede alla Sibilla il permesso di Apollo per scendere nell’Averno a trovare il padre Anchise, si sente rispondere che è indispensabile, per affrontare tale viaggio, avere con sé il Ramo d’Oro, che dovrà essere dato in dono a Proserpina. “Come ne’ boschi al brumal tempo suole di vischio un cesto in altrui scorza nato spiegar le verdi fronde e gialli i pomi,e con le sue radici ai non suoi rami abbarbicarsi intorno; così ‘l bronco era de l’oro avviticchiato a l’elce, ond’era surto; e così lievi al vento crepitando movea l’aurate foglie.” Tra le varie tradizioni di prosperità legate al vischio, c’è quella che vuole il baciarsi sotto la pianta perché di buon auspicio, tradizione che ancora oggi si effettua in molte case, e sopravvissuta alla religione cristiana , deriva da antiche conoscenze druidiche che vorrebbero il vischio una pianta apportatrice di fecondità dato che le sue bacche, schiacciate davano un liquido molto simile al “seme” maschile.

 
 

Il Dio

 
Il Dio dei Wiccan è il Dio Cornuto, l’antico Dio della fertilità, il Dio della foresta, mandria e dei campi così come della caccia. Lui è il Signore della vita, colui che da la Vita, ma è anche Signore della Morte e Resurrezione. Per questo, come la Dea, la natura del suo Consorte è anch’essa duplice.
Perchè il Dio non è solo il cacciatore, lui è anche la preda, lui è il sole di giorno, ma è anche il sole di notte; Lui è il Signore della Luce ma è anche il Signore dell’Oscurità, l’oscurità della notte, l’oscurità delle ombre, l’oscurità degli abissi delle foreste, l’oscurità degli abissi del mondo sotterraneo.

Il Dio Cornuto è anche l’anima degli animali cacciati, invocato dallo sciamano primitivo e dalla sua tribù, e come tale, lui è la Vittima Sactificale, la bestia che è ammazzata perchè la tribù possa vivere, un dono da quell’anima, che era spesso venerata come il totem tribale o lo spirito ancestrale.
I celti credevano che loro fossero i discendenti del Dio Sotterraneo, che era anche il Dio della fertilità: la forma latinizzata del suo nome era Cernunnos, che semplicemente significa, Il Dio Cornuto.

Il Dio Cornuto è anche lo spirito della vegetazione, delle cose viventi e del verde, sia esso vino o foresta o campo. Dioniso, Adone, e molti altri dei della vegetazione e del raccolto erano spesso dipinti come cornuti, indossando le corna del toro, della capra, del caprone, o del cervo.
Questo aspetto del Dio morente e risorto che muore con il raccolto, come il grano è raccolto nei campi, è sotterrato come il seme. Colui che quando la primavera torna, torna anch’egli, fresco, verde e giovane, rinato dal Grembo della Grande Madre.

Il Dio Cornuto è Osiride, che spesso veniva dipinto con le corna di toro. Osiride si credeva che fosse stato incarnato in una successione di tori sacri, e venerato in quella forma come il Dio, Apis. Questa era un’altra forma di manifestazione di Osiride come il Dio della fertilità e della morte e resurrezione. E Osiride porta con se i tratti di un Dio lunare, piuttosto che solare, perchè Set divide il corpo di Osiride in 14 pezzi, il numero dei giorni della luna calante, e dopo Iside, la Grande Madre, raccoglie i pezzi assieme e rida la vita nuovamente al Dio.

Il Dio Cornuto è il Grande Dio Pan, il Dio con i piedi di caprone e il torso umano e una testa umana ma cornuta come un caprino. Il Dio la cui pratica estatica era così odiata dalla Chiesa che usarono la sua descrizione per il loro "Diavolo" e lo chiamarono , il Signore di tutto il male. Ma per gli antichi che lo veneravano, e i moderni pagani così come alle streghe, Lui è sempre : "Pan è il grande, Pan è tutto e tutto è Pan."

Il Dio Cornuto non è il "Diavolo" tranne che per coloro che temono e rigettano la Natura, e le Potenze della vita e l’umana sessualità, e l’extasy dello spirito umano.
Il Dio Cornuto è il Dio di noi Wiccan.

La Dea


Noi riconosciamo la Dea – antica e primitiva; la prima degli dei; patrona della caccia e dei primi germogli dei semi. Lei diede la vita ma senza il bisogno di un uomo, sotto la cui  guida le mandrie furono addomesticate, le prime erbe officinali furono scoperte, nella cui immagine i primi lavori d’arte furono creati, le prime pietre votive furono innalzate, coli che era inspirazione per musica e poesia.

Lei è il ponte, su cui noi possiamo attraversare gli abissi che sono nella nostra anima, i quali furono creati dalle energie potenziali. Lei è l’imbarcazione, su cui navighiamo le acque del profondo Se, esplorando i mari sconosciuti in essi.
Lei è la porta, attraverso la quale noi passiamo nel futuro.

Lei è il calderone, in cui noi che siamo stati strappati, veniamo rimescolati fino a tornare interi. Lei è il virginale passaggio, attraverso il quale rinasciamo.

Nella stregoneria, noi non crediamo nella Dea – noi ci ricongiungiamo con essa, attraverso la luna, le stelle, l’oceano, la terra, attraverso gli alberi, gli esseri umani, attraverso noi stessi. Lei è qua. Lei è in noi tutti. Lei è il cerchio pieno : terra, aria, fuoco e acqua e essenza – corpo, mente, spirito, emozioni e cambiamento.

La Dea è prima di tutto terra, oscurità, madre prodiga che porta innanzi la vita. Lei è la potenza della fecondità e delle generazioni : il ventre, e anche la tomba sensitiva, la potenza della morte. Tutto procede da lei, tutto ritorna a lei.
Come la terra, Lei è anche la vita naturale: gli alberi, le erbe e il grano che sostengono la vita. Lei è il corpo, e il corpo è sacro. Ventre, petto, ombelico, bocca, vagina, pene, ossa e sangue – nessuna parte del corpo è sporca, nessun aspetto della vita è macchiato dal peccato.
La nascita, la morte, il declino sono equalmente parti sacre del ciclo. Sia che noi stiamo mangiando, dormendo, facendo l’amore, stiamo manifestando la Dea.

La Dea Madre è anche aria e cielo, la celestiale regina del paradiso, la Dea Stellare, sovrana delle cose percepite ma non viste: la conoscenza, la mente e l’intuizione. Lei è la Musa, che risveglia ogni creazione dello spirito umano. Lei è l’amante cosmica, la mattina e la stella serale, Venere, che appare nei periodi dell’amore. Bella e luccicante. Lei non può mai essere catturata o penetrata; la mente è condotta anche oltre, nel cammino per conoscere l’inconoscibile, nel
parlare l’inesprimibile. Lei è l’ispirazione che arriva con un respiro
inspirato.

La Dea celestiale è vista come la Luna, che è collegata al ciclo mensile femminile. La donna è la luna terrestre; la luna è l’uovo celestiale, che va alla deriva nel ventre del cielo, il cui ciclo è la pioggia fertile e la fresca rugiada, che regola le
maree degli oceani, il primo ventre sulla terra. Così la luna è anche la Signora delle Acque: le onde del mare, i ruscelli , le cascate, i fiumi che sono le arterie della Madre Terra, dei laghi, dei pozzi profondi e delle piscine nascoste, e dei sentimenti e delle emozioni, che ci coprono come onde.

L’elemento trivalente della luna diventa il pentacolo,la stella a cinque punte della nascita, iniziazione, amore, riposo e morte. La Dea è manifestata in tutto il ciclo della vita.

Il pentacolo, tutte i fiori di cinque petali sono sacri alla Dea. La mela è specialmente il suo emblema, perchè quando è tagliata di sghembo, i semini incastrati formano un pentacolo.

La natura della Dea non è mai sola. Quando ella appare, Lei incarna entrambi i poli del dualismo – la vita nella morte, la morte nella vita. Lei ha un migliaio di nomi, un migliaio di aspetti, Lei è la mucca da latte, il ragno tessitore, l’ape con il suo pungiglione. Lei è l’uccello dello spirito e la scrofa che si mangia i suoistessi piccoli. Lei è il serpente che cambia pelle e rinasce, il gatto che cerca nel buio, il cane che ulula alla luna – tutti sono Lei. Lei è la luce e
l’oscurità. la padrona dell’amore e della morte, che rende notificate tutte le possibilità, Lei porta in su e in giù il piacere e il dolore.

Before Time Was

Ho preso un CD bellissimo all’Incantesimo Studio di Cattolica (Auguri Katia! Felice Yule!)
Si intitola Blessed Be, e contiene tre brani Wiccan in inglese:
1) Cast the Circle, x l’apertura del Cerchio.

La prossima settimana pubblicherò il testo intero.

Inizia con "Cast the Circle thrice about to keep unwanted spirits out"
e finisce con "Mind the Threefold Law you should: three times bad and three times good".
2) Mystery of the water, ispirato all’Incarico della Dea.
Settimana prossima pubblicherò anche quello, insieme al testo integrale dell’Incarico.
3) Before Time Was, sulla cosmogonia Wiccan.
Il testo del brano in inglese non  l’ho sottomano e quindi lo pubblicherò insieme agli altri,
ma ho trovato il brano in italiano corrispondente e quindi inizio con quello. Buona lettura.
 
Prima che il tempo fosse

Prima che il tempo fosse, c’era l’Uno; l’Uno era tutto e tutto era l’Uno. E la vasta espansione nota come l’universo era l’ Uno, onnisciente, onnipresente, totopotente, eternamente cangiante. E lo spazio si spostò.
L’Uno modellò l’energia in due forme gemelle, uguali ma opposte, creando il Dio e la Dea dall’Uno e dell’Uno.
La Dea e il Dio si estesero e diedero grazie all’Uno, ma l’oscurità li circondava. Erano soli, assicurazione solitaria per l’Uno. Così trasformarono l’energia in gas e i gas nei soli e i pianeti e le lune. Sparsero per l’universo globi giranti e così a tutto fu data forma dal Dio e dalla Dea.

La luce sorse e il cielo fu illuminato da un miliardo di soli. E il Dio e la Dea soddisfatti del proprio lavoro, si allietarono e si amarono, e furono Uno.
Dalla loro unione furono liberati i semi di tutta la vita, e della razza umana, così che potemmo ricevere incarnazione sulla Terra.
La Dea scelse la luna come suo simbolo, e il Dio il sole come suo simbolo, per ricordare agli abitanti della Terra della loro creazione. Tutti sono nati, vivono, muoiono e rinascono sotto il Sole e la Luna; tutte le cose passano sotto tutto ciò, e tutto accade con la benedizione dell’Uno, così come è stata la via dell’esistenza prima che il tempo fosse.

Divinità nel culto Wicca

Tutte le religioni sono strutturate su una reverenza di un Dio. La stregoneria non fa eccezione.
Le streghe riconoscono una potenza suprema divina, che non è possibile conoscere, decisiva, da cui tutto l’universo fu creato.
Ogni divinità che ha ricevuto adorazione su questo pianeta esiste con l’archetipo di Dio e Dea.
Il complesso Pantheon delle divinità che nacquero in molte parti del mondo sono semplici aspetti dei due. Ogni Dea è residente nel concetto di Dea, ogni Dio nel Dio.

La stregoneria rispetta queste due divinità gemelle per il loro legame con la natura. Poichè la maggior parte (non certamente tutta) della natura è divisa in due generi, le divinità che la manifestano sono similiarmente appresi.

Nel passato, quando la Dea e il Dio erano reali quanto la luna e il sole, riti di devozione e adorazione non erano strutturati, ma spontanei, un unione gioiosa con il divino.
In seguito, i rituali seguirono il corno del sole attraverso il suo anno astronomico (e attraverso le stagioni) così come al mensile crescere e decrescere della luna.
Oggigiorno riti simili sono osservati dai wiccan, e la loro regolare pratica crea una vicinanza vera, magica con quelle divinità e le potenze dietro di loro.

Fortunatamente, non dobbiamo aspettare un’occasione rituale per ricordarci della presenza degli Dei.
La visione di un bocciolo perfetto in un campo di terra nuda, può provocare in noi la creazione di sentimenti che rivaleggiano quelli dei più potenti riti formali.
Vivere nella natura rende ogni momento un rituale. Le streghe sono a loro agio nella comunicazione con gli animali, piante e alberi. Loro sentono le energie nelle pietre e nella sabbia, e permettono ai fossili di parlare del loro inizio primitivo. Per alcune streghe, guardare il sole e la luna sorgere e tramontare ogni giorno è un rituale esso stesso, perchè questi sono i simboli del Dio e della Dea.

Poichè le streghe vedono le divinità nelle natura, molte di noi fanno parte della salvaguardia ambientale della Terra contro la distruzione della stessa dalle nostre mani. La Dea e il Dio ancora esistono, così come hanno sempre esistito, e per onorarli, noi onoriamo e preserviamo il nostro prezioso pianeta.

Quando visualizziamo la Dea e il Dio, molte streghe li vedono come divinità ben note di antichi culti. Diana, Pan, Iside, Ermes, Hina, Tammuz, Ecate, Ishtar, Cerridwen, Thoth, Tara, Aradia, Artemide, Apollo, Kanaloa, Bridget, Elio, Era, Cibele, Maui, Ea, Athena, Marduk – la lista è virtualmente infinita.
Molte di queste divinità, con le loro storie corrispondenti, riti, e informazioni mistiche, forniscono il concetto di divinità per le streghe.

Alcuni trovano piacevole l’associazione di alcuni nomi e forme con la Dea e il Dio, sentendo che non possono rispettare un essere divino innominato. Altri trovano una mancanza di nomi e costumi una confortevole mancanza di limitazioni. Alcuni,includendo me stesso, semplicemente chiamano il Dio e la Dea, senza invocare un particolare aspetto o nome. Li visualizzo, ho la mia speciale immagine di cosa sono per me il Dio e la Dea.
Questo lo terrò però per me, credo sia privato e personale.

In apparenza gli dei sono esattamente come noi vogliamo che siano, perchè loro sono tutti gli Dei che ci sono sempre stati. La Dea e il Dio sono totipotenti perchè sono creatori di tutto il manifesto e non manifesto esistente. Noi li contattiamo e comunichiamo perchè una parte di noi è in loro e loro sono in noi. (S. Cunningham)

dal sito www.stregadellemele.it

 
 
 

Felice Yule!

Volevo farvi gli auguri con una canzone, ma ho visto che l’ho già pubblicata lo scorso anno, quindi vi metto il link.
Riguardo alla Festività di Yule, avevo pubblicato un articolo… ecco il link
ed ecco quello sulla festa del Sol Invictus, che precede il Natale cristiano
 
ed ora, l’articolo nuovo, dal bellissimo sito della Strega delle Mele… 
 
Yule ( 21 Dicembre)

La notte del solstizio invernale è la notte più lunga dell’anno. L’oscurità trionfa, e già prepara il cammino e si trasforma in luce. Il respiro della natura è sospeso. Tutto aspetta nel calderone, Il Re Oscuro si trasforma nella luce infante. Aspettiamo l’alba non lontana, quando la Grande Madre dà vita al Sole Bambino, che porta con sé speranza e la promessa dell’estate. Chiamiamo il Sole dal grembo della notte. La nostra Donna Benedetta lo porta nel suo giovane grembo, grembo che ha dato la vita a tutte le cose. La Donna gira la ruota ancora una volta. Poichè è una festa solare, è celebrata col fuoco e il nome di Yule. E’ il tempo in cui lasciar andar via le nostre paure, i nostri dubbi, le idee logore e i progetti finiti – qualsiasi cosa della nostra vita che ci tiene lontani dai nuovi inizi che ci porteranno ad una nuova crescita. E’ il momento di lasciar andare il passato e di camminare verso la luce. Alcune streghe accendono una candela dorata nel calderone e lo saltano, il calderone della rinascita esprimendo il desiderio di essere persone migliori nell’anno che verrà. In questa lunga notte, noi rinnoviamo e diamo nuova vita ai nostri corpi e spiriti. In questo momento piantiamo i semi del cambiamento.

La Dea dà vita al Dio, rappresentando la rinascita della luce. E’ il momento dell’anno in cui gli spiriti della Terra (e dei boschi) sono spinti a riposare, per prepararsi al lavoro che ci sarà nel ridare alla Terra i nuovi boccioli di vita, con la Primavera.

La parola Yule si crede derivi dalla parola scandinava o anglosassone "Iul", o addirittura dal norvegese "jul" che significa "ruota", quindi una data che segna il punto definitivo nella Ruota dell’Anno.
Inoltre Jolfoor (padre di Yule) e Jolnir (Yule) sono nomi di Odino. Alcuni credono che Odino in realtà fosse colui che desse i regali. Prima che Babbo Natale diventasse popolare nell’epoca vittoriana come un elfo grasso e felice, era mostrato alto e longilineo, con un lungo vestito nero, invece che rosso e bianco. Le prime legende raccontano che Babbo Natale guidasse un cavallo bianco, non una slitta piena di renne. Questo ci ricorda per l’appunto Odino e Sleipner. Il vecchio "Babbo" era anche una figura molto particolare, a tratti terrorizzante, soprattutto per le persone cattive e con intenti poco onorevoli.

Gli antichi Greci festeggiavano una celebrazione simile per assistere il Dio Cronos in battaglia contro Zeus e i Titani. I Romani invece festeggiavano il Dio Saturno. La festa difatti si chiamava Saturnalia e iniziava a metà dicembre per finire il primo di Gennaio. Si era soliti dire "Jo Saturnalia" quando ci si incontrava mascherati per le strade e si utilizzava queste giornate per fare grossi e lauti pranzi, andare a trovare gli amici e parenti e per scambiarsi dei regali di buona fortuna chiamati Strenae (da qui la tradizione delle strenne natalizie). Decoravano le loro case con ghirlande di alloro e sui sempreverdi venivano accese candele. Gli schiavi venivano resi liberi.
Celebrazioni venivano tenute in onore degli spiriti dei boschi. Gli alberi venivano portati nelle case e decorati con campanelle, candele e con nastrini dai colori brillanti per attrarre gli spiriti. Pane, frutta e noci venivano appesi sui rami per dare cibo agli stessi. Canti di gruppo erano anche un modo per guidare gli spiriti al rifugio delle case e i ceppi venivano accesi per dare calore.
Questa festa è stata adattata dalla tradizione Pagana nella celebrazione più famosa del Natale.

Yule coincide con la celebrazione del Natale. Questo Sabbat rappresenta la rinascita della luce, nella notte più lunga dell’anno, la Dea dà alla luce il Sole Bambino e aspetta la nuova luce. Alcune covens celebrano un Festival della Luce per commemorare la Dea Madre. Altri celebrano la vittoria del Signore della Luce su quello dell’Oscurità.

Il solstizio invernale è stato spesso associato alla nascita del "Re Divino", molto prima della nascita del cristianesimo. Yule è la rinascita, il ritorno della speranza e della vita. Non ha mai cambiato il suo significato nel tempo. Del resto Yule e Natale non sono poi così diversi. Entrambi celebrano l’arrivo del Dio/Sole, così come Cristo è stato chiamato, la luce del mondo.
La tradizione cristiana dell’albero di Natale ha le sue origini nella celebrazione pagana di Yule. Famiglie pagane avrebbero portato un albero in casa così che gli spiriti dei boschi avrebbero avuto un posto dove restar caldi nei mesi invernali. Campanelle sarebbero state appese ai rami così si poteva riconoscere quando uno spirito era presente. Il cibo era appeso per farli mangiare e una stella a cinque punti, il pentagramma, simbolo dei 5 elementi, era messo a capo dell’albero. I colori della stagione, rosso e verde, sono anche di origine pagana, così come l’abitudine di scambiarsi i regali.

Così come gli alberi da frutta, anche i sempreverdi sono un elemento fondamentale delle celebrazioni del solstizio invernale. L’albero sempreverde, che mantiene le sue foglie tutto l’anno, è un ovvio simbolo della persistenza della vita anche attraverso il freddo e l’oscurità dell’inverno. La birra e il pane venivano offerti agli alberi in Scandinavia. L’albero di Yule rappresentava la fortuna per una famiglia così come un simbolo della fertilità dell’anno che sarebbe arrivato.

Come festa del sole, Yule è celebrato attraverso il fuoco e l’uso di un ceppo. Un pezzo del ceppo è salvato e tenuto durante l’anno per proteggere la casa. Questa antica tradizione di matrice inglese era fatta con un ceppo di Quercia che era tagliato, decorato con aghi di pino e pigne e quindi bruciato nel caminetto per simbolizzare il sole che torna.
Un tipo diverso di ceppo di Yule, sicuramente più utile per i praticanti moderni, è quello che viene usato adesso e che ha la base per tre candele. Trovate un ramo piccolo di quercia o pino, fate tre fori per tenere tre candele: rossa, verde e bianca (stagionale), verde oro nera (il dio sole) o bianca, rossa e nera (la Grande Dea). Decoratelo con del verde (io preferisco l’edera e il vischio), boccioli di rosa, chiodi di garofano, usate della farina per mimare la neve. Questo ceppo può essere bruciato dopo Yule o conservato per l’anno seguente. Fate attenzione che qualsiasi ceppo prendiate non sia preso da un albero vivo e che il permesso sia stato chiesto e sia stato ricompensato con un’offerta.

I bimbi venivano portati di casa in casa a regalare mele speziate ai chiodi di garofano e arance pieni di chiodini infilati nella buccia, che tenevano in cesti di rami di pino insieme a dei gambi di grano ricoperti di farina. Le arance e le mele rappresentavano il sole, i rami l’immortalità e il grano simboleggiava il raccolto. Infine la farina era la consapevolezza del trionfo, della luce e della vita. Il vischio, il pungitopo e l’edera non solo erano decorazioni di esterni ma anche di interni. Un rametto di agrifoglio veniva tenuto tutto l’anno per assicurare fortuna alla casa e a chi ci risiedeva.

Ricordiamo anche l’importanza della ghirlanda, in quanto simbolo di Yule, perchè rappresenta la ruota che sempre gira e il cerchio senza fine che ogni volta si compie. Insomma, la natura infinita della vita. E’ tradizione fare una ghirlanda di vischio e rami di abete per simboleggiare l’antica ruota attraverso cui passavano i pagani dei tempi.

L’angioletto sopra l’albero di Natale, in realtà in molti posti della Germania, diventa una streghetta, per rappresentare la Crona, la vecchia Dea che presiede su questa fase dell’anno. Anticamente si era soliti posizionare una luce, proprio per simboleggiare la rinascita del sole.

Nei tempi antichi si diceva che le tribù germaniche sacrificassero i prigionieri al Dio della vittoria, impiccandoli agli alberi per nove giorni, così come Wodan era stato impiccato all’albero della Vita per ottenere la sacra conoscenza delle rune. Quando le guerre finirono, sostituirono gli uomini con degli uomini di marzapane, per chiedere allo stesso Wodan, aiuto per attraversare il nero inverno.

Anche se cade nel momento più scuro dell’anno, Yule è un momento sacro e di pace. La concentrazione del singolo dovrebbe essere verso la famiglia, gli antenati, la pace e la serenità.

Corrispondenze:

Luna
Fredda, Quercia, Luna delle Notti Lunghe

Simboli
Ceppo, l’albero, candele, vischio, l’edera, gli abeti

Divinità
Tutte gli Dei nascenti e del Sole, tutte le Dee Madri e le Dee triplici.

Colori
Rosso, Verde, Oro e Bianco

Cibi tradizionali
Noci, frutti come le mele e le pere, Maiale, Idromele, Dolci con il cumino

Erbe
Agrifoglio, Vischio, Edera, Cedro, Alloro, Ginepro, Rosmarino, Pino, Valeriana, Mirra

Oli
Rosmarino, Mirra, Noce Moscata e Cedro

Incenso
Pino e Cannella

Animali
Cervi, scoiattoli e il pettirosso

Gemme
Quelle dal colore rosso, rubini, corniole e granato

Scopo di Yule:
E’ la notte più lunga dell’anno. Portiamo in noi e analizziamo le attività che abbiamo svolto nei precedenti mesi estivi. Yule è il momento del risveglio e dei nuovi progetti, lasciando i rimorsi alle spalle.
Il lavoro magico dovrebbe essere sull’equilibrio, la bellezza, la pace e l’armonia.

Morgana

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